Dal quotidiano gratuito City del 23 ottobre 2009
“VOGLIAMO LA VERITÀ SULLE NAVI DEI VELENI”
di Fulvio Fiano
Nuccio Barillà, dirigente di Legambiente, fa parte del Comitato per la Verità che ha denunciato i misteri sulle “navi al veleno” affondate in Calabria.
DOMANDA. Domani ad Amantea sono attese migliaia di persone nella manifestazione a sostegno delle vostre richieste. Quale verità cercate?
RISPOSTA. «Una verità corale su questo intrigo radioattivo. Un affare che ha dimensioni internazionali anche se si concentra in Calabria».
D. Navi con carichi sospetti fatte inabissare per mano della ‘ndrangheta. Che altro c’è da sapere?
R. «La cosa importante da dire è che già nelle inchieste dei magistrati tomi di testimonianze, commissioni di inchiesta etc. avevano fatto emergere un quadro che aveva solo bisogno di conferma. Con le rivelazioni fatte dal pentito Francesco Fonti, oltre all’impianto accusatorio c’è la prova del delitto e del “relitto”. La corrispondenza su un fatto concreto di tutte le accuse che in questi anni sono emerse».
D. Fonti ha aiutato a individuare il relitto della Kunsky, fornendo i dettagli del suo affondamento. Quante altre navi vanno cercate?
R. «Circa una ventina in Calabria, ma ce ne sono altre nel Mediterraneo e in altri mari e questo emerge dai dati del Lloyd’s, dalle controversie sulle assicurazioni, ma anche da precisi rapporti tra cui uno del SISMI, che diversi anni fa parlava di un numero elevato di navi».
D. La Rigel, sepolta sotto le acque di Capo Spartivento, è un’altra di quelle navi di cui sembra si sappia tutto, ma sulla quale chiedete di indagare.
R. «La Rigel è stata sicuramente affondata in modo doloso e sicuramente trasportava un carico diverso da quello dichiarato. Lo dice una sentenza della Cassazione che accerta sia la truffa sia il naufragio doloso».
D. E allora quale altra verità c’è da chiarire?
R. «Si tratta di una nave di un armatore greco partita da Marina di Massa a inizio settembre 1987 e che stranamente ci mise 20 giorni per arrivare in Calabria. Oltre alla sentenza della Cassazione c’è un’altra parte della sentenza oggi archiviata, quella riguardante il trasporto dei rifiuti tossici».
D. L’archiviazione nasce dal mancato recupero del suo carico, quindi dalla mancanza della prova principe sul tipo di trasporto.
R. «Ci sono intercettazioni e conferme di persone poi finite in carcere sul suo carico “nascosto” e sul suo affondamento; è stata dimostrata la corruzione dei doganieri, il traffico illecito a fini di lucro e la presenza a bordo sia di 1.700 tonnellate di polvere di marmo, sia di blocchi di cemento, elementi usati come schermo per la radioattività e come peso per sbilanciare la nave nella fase di affondamento. Eppure, in tanti anni lo Stato non è mai andato a vedere cosa c’è davvero sott’acqua. Invece di avere risposte aumentano le domande su questa lentezza. Nessuno vuole aprire squarci sui traffici di quegli anni. Gli stessi sui quali indagavano Ilaria Alpi e Milan Hrovatin» (i giornalisti del Tg3 uccisi in Somalia nel 1994, ndr).
D. Che cosa si intende per “navi a perdere”?
R. «Carrette del mare affondate sia per compiere delle truffe, assicurando un carico per un valore molto superiore a quello trasportato, sia per far sparire sostanze difficilmente smaltibili in modo legale. Un problema con cui dovevano fare i conti tanti Paesi. Basti pensare che fino agli anni ‘90 c’era una società, la ODM di Giorgio Comiero, che offriva la sepoltura in mare dei rifiuti radioattivi, pure essendo già in vigore una normativa internazionale contraria».
D. Oltre a ‘ndrangheta e armatori chi ci guadagnava?
R. «Parliamo di una sorta di holding internazionale tra Stati, “zona grigia” tra Stato e antistato, faccendieri senza scrupoli e criminalità organizzata che in questo contesto faceva da service per il lavoro sporco. Ma non solo. Con questi traffici la criminalità entra in contatto con il mondo della finanza e della politica, stringe rapporti che trasformeranno poi la ‘ndrangheta in borghesia mafiosa e molti di questi personaggi li ritroviamo in consigli di amministrazione delle società che curano questi affari a livello internazionale».
D. Da ieri la nave Mare Oceano ha iniziato le ricerche sui fusti della Kusky. Che vi aspettate?
R. «Intanto vogliamo sapere che cosa c’è dentro questi fusti. Queste operazioni vanno fatte con la massima chiarezza e con la volontà effettiva di trovare, non per dire “ho cercato”».
D. Sicuramente è stata trovata la radioattività nel torrente Oliva, dove si sospetta sia stato nascosto il carico di un’altra nave, la Jolly Rosso.
R. «Sì, radioattività dovuta a cause esterne, cioè non ambientali. Anche qui non al 100% riconducibili alla Jolly Rosso mai sospetti sono forti».
D. Plutonio, uranio, cobalto… che danni hanno creato all’ambiente e all’uomo?
R. «Non vogliamo fare allarmismo, aspettiamo i risultati. Ma bisogna fare in fretta».
D. Possibile che lo Stato italiano stia sottovalutando il problema?
R. «Questo è sicuro. Nessuno del governo è mai venuto qui. In questi mesi si è perso tempo con navi inadeguate e promesse non mantenute. La Mare Oceano ci deve dire che cosa c’è nei bidoni, prendendo campioni ed analizzandoli. Finora definirei lo Stato “distratto” e poco chiaro nelle sue iniziative».
LA VICENDA IN 5 DATE
14 gennaio 1990 La Jolly Rosso viene trovata spiaggiata sulla costa tirrenica, nel Cosentino. Il suo carico di rifiuti radioattivi e tossici sarebbe sepolto nella zona di Foresta Aiello, alla foce del torrente Oliva. Sarebbe solo l’ultima di una serie di navi con carichi sospetti portate al largo della Calabria per essere illegalmente affondate tra il 1981 e il 1993.
1995 Il comandante di fregata Natale di Grazia muore in circostanze poco chiare nel corso delle indagini che conduceva sulla Jolly Rosso. A lui è intitolato il comitato civico che chiede la verità sulle navi.
2006 Grazie alle rivelazioni del pentito della ‘ndrangheta Francesco Fonti, partono le ricerche della Kunsky, nave norvegese con carico radioattivo affondata nel Tirreno calabro nel 1993.
12 settembre 2009 A 500 metri di profondità nel luogo indicato da Fonti, viene individuato il relitto della Kunsky. Ieri È partita la missione della nave Oceano per recuperare il carico della Kunsky. Domani ad Amantea, manifestazione delle associazioni riunite nel comitato che chiede di far luce su questi fatti: “Riprendiamoci la vita vogliamo una Calabria pulita!”.




Capisco che ci siete rimasti molto male per come si è risolta la vicenda della “nave degli scemi”; purtroppo per voi non è la nave che vi aspettavate ed il mare di Calabria non è inquinato come vi auguravate.Se la Calabria non brulicasse di idioti vi saresti accorti che quanto asseriva la vostra fonte era contraddittorio e campato per aria.Avete preferito massacrare intere famiglie ed una regione intera con il vostro terrorismo. Ora invece di fare autocritica vi ostinate a pensare che quanto detto da un ministro e dal capo dell’antimafia sia faslo, mentre sarebbe logico credere ad un pentito ed un procuratore di provincia in cerca di notorietà.
Viva la Calabria
Gentile Sanluchese, ci saremmo rimasti peggio se nella nave in questione fossero stati trovati rifiuti radioattivi. Non credo sia “nostra” intenzione massacrare la Calabria o altre Regioni italiane. Tuttavia bisogna mantenere alta l’attenzione, in quanto in questo Paese meraviglioso tutto è possibile nel bene e nel male. Accusi noi di terrorismo? di massacri? Perché non parli di stragi, di quelle vere? quelle dove sono morte persone innocenti e servitori dello stato e sono servite a vari scopi?
Noi vogliamo trasparenza, tecnologie rinnovabili, tutela del territorio e della salute, legalità, sicurezza, giustizia.
Se si dovessero mai trovare in altre zone della costa italiana dei rifiuti radioattivi, ci farai l’onore di una tua rettifica?
Saluti