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Rifiuti elettronici mai più in discarica

Dall’inserto Affari & Finanza di Repubblica del 6 luglio 2009

RIFIUTI ELETTRONICI MAI PIÙ IN DISCARICA

di Rosaria Amato

Dalla discarica al recupero e al riciclo, sulla base dei principi “chi inquina paga” e della “responsabilità estesa condivisa”. Per i RAEE (Rifiuti da apparecchiature elettriche ed elettroniche) il 2008 è stato decisamente l’anno della svolta, che ha segnato il passaggio, come sottolinea il presidente del Centro di Coordinamento RAEE Giorgio Arienti, «da un modello “puntiforme”, con standard qualitativi e quantitativi diversi nelle diverse zone del Paese, a una forma organica e coordinata di gestione». Mai più in discarica, insomma, o tantomeno nel greto di un fiume. Finalmente hanno trovato attuazione le direttive europee emanate a partire dal 2002, e così, dal novembre del 2007, una serie di decreti ministeriali hanno dato forma al sistema italiano, che ha mosso i primi passi dal gennaio 2008. I produttori assolvono al loro compito consorziandosi nei cosiddetti “Sistemi Collettivi”, che comprendono anche le aziende di trattamento, riciclo e smaltimento dei RAEE; attualmente ce ne sono 15, e operano senza fini di lucro.

Presso i Centri di Raccolta gestiti dai Comuni, grazie a un accordo con l’ANCI (l’Associazione dei Comuni Italiani), nel 2008 sono stati effettuati 36.584 ritiri, con una crescita imponente concentrata nella seconda metà dell’anno. Infatti se fino a giugno i ritiri effettuati sono stati circa 6.500, nei mesi successivi la cifra media si è quintuplicata. Ad aumentare sono stati di conseguenza anche i quantitativi di RAEE raccolti dal sistema multiconsortile: infatti a fine anno sono stati raccolti oltre 65 milioni di chilogrammi, con un forte aumento dai quasi 20.000 chili di gennaio agli oltre 9 milioni di dicembre. Sembrerebbe che gli italiani si siano accorti gradualmente del fatto che sia partito un nuovo sistema di raccolta, e che si mostrino desiderosi di collaborare.

D’altra parte, il nuovo sistema di raccolta e recupero dei rifiuti elettronici garantisce alla collettività indubbi benefici economici e ambientali: confrontato con il vecchio sistema della discarica, secondo i calcoli del Centro di Coordinamento RAEE, permette risparmi energetici pari ai consumi elettrici di una città di 100.000 abitanti e la riduzione di CO2 equivalente alle emissioni di 100.000 auto. «Sono convinta che i rifiuti da problema possano diventare una risorsa – afferma con sicurezza il ministro dell’Ambiente Stefania Prestigiacomo, nell’ introduzione al “Primo Rapporto Annuale sul sistema di ritiro e trattamento dei RAEE”, che verrà presentato domani, 7 luglio, a Roma – i RAEE possono essere una grande opportunità in termini economici, occupazionali, ambientali e di innovazione e una dimostrazione concreta di come sia possibile coniugare la tutela dell’ambiente con lo sviluppo sostenibile del nostro Paese». Anche perché, rileva il ministro, emerge un sempre maggiore «senso di responsabilità diffuso che coinvolge anche le istituzioni e le amministrazioni locali, chiamate a fornire servizi adeguati e innovativi per venire incontro alle esigenze dei cittadini». A permettere finalmente il decollo del nuovo sistema di gestione dei RAEE, ribadisce Arienti, è stato soprattutto «l’accordo di programma sottoscritto con ANCI», in seguito al quale «gli oneri del ritiro e del trattamento non ricadono più sugli enti Locali, bensì sono ripartiti, come previsto dalla normativa italiana ed europea, tra i produttori di apparecchiature elettriche ed elettroniche che, attraverso i Sistemi Collettivi, si fanno carico della corretta esecuzione di tale attività».

In definitiva, in base all’accordo i cittadini continuano a disfarsi dei RAEE utilizzando i servizi messi a disposizione dai Comuni (che vanno dal ritiro a domicilio alla messa a disposizione dei Centri di raccolta). Ma dai Centri di Raccolta si passa poi ai Sistemi Collettivi per il trattamento dei Raee. Quest’ultimi si fanno carico infatti del ritiro dei rifiuti di apparecchiature elettroniche presso i Centri di raccolta, del trasporto alle aziende di trattamento accreditate, del controllo e della garanzia che tale trattamento avvenga secondo corretti criteri ambientali e di sicurezza, del recupero e dell’avvio al riciclo delle materie riciclabili, e infine dello smaltimento delle parti residue.

Un sistema ancora suscettibile di miglioramento, assicura il ministro Prestigiacomo: «A breve saranno emanate le norme che consentiranno di poter consegnare, senza alcun onere, la propria apparecchiatura non più utilizzabile, ad esempio una lavatrice o un frigorifero, al momento dell’acquisto di un elettrodomestico equivalente. Saranno semplificate le operazioni di ritiro dei RAEE da parte degli installatori e dei gestori dei centri di assistenza nonché le operazioni di trasporto di questi rifiuti negli impianti autorizzati».

E infatti le prospettive del Centro di coordinamento RAEE per il 2009 sono più che rosee. L’obiettivo è quello di raggiungere una raccolta di circa 150.000 tonnellate di rifiuti di materiale elettronico, oltre il doppio rispetto al 2008, proprio grazie alla nuova formula del ritiro “uno contro uno” da parte della distribuzione (norma tuttavia non ancora entrata in vigore). «Nei prossimi anni i quantitativi di rifiuti gestiti correttamente sono destinati a crescere fino ad attestarsi alle medie europee», assicura il Centro di Coordinamento.

I miglioramenti auspicati non vanno solo nella direzione della raccolta, ma anche del riutilizzo dei RAEE. Infatti il Rapporto Annuale prevede intanto un’accelerazione nelle aree del Paese che nel 2008 stentavano ancora ad avviare le procedure, ma anche una “crescita qualitativa del trattamento”. «Questo settore di nicchia – conclude il Rapporto – con l’incremento dei volumi attesi sarà in grado di mettere in campo tecnologie e risorse per intraprendere una strada di continuo miglioramento», che dovrebbe portare a migliori performance sia sul piano delle quantità di materiali reimpiegabili provenienti dal riciclo, sia sotto il profilo della qualità dei materiali stessi. E comunque già adesso i livelli di separazione e riutilizzo dei materiali sono piuttosto alti: da un frigorifero, per esempio, si arriva a recuperare l’86,6% di materie prime, costituite in primo luogo da ferro (66,1%), plastiche (9,6%), alluminio (2,7%) e rame (1,5%).

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