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La carica dei lavori verdi

Dall’inserto Economia del Corriere della Sera del 15 giugno 2009

LA CARICA DEI LAVORI VERDI

Un potenziale occupazionale di 250.000 posti di lavoro nel 2020 per le fonti rinnovabili, di cui oltre 77.000 per l’eolico. È questo il risultato di uno studio dello IEFE dell’Università Bocconi sulle prospettive di sviluppo delle tecnologie rinnovabili, che fotografa l’Italia energetica del 2020 analizzando diversi scenari. E anche l’analisi dell’ANEV (Associazione Nazionale Energia del Vento) valuta il potenziale occupazionale del vento in Italia attorno ai 66.000 posti entro il 2020, se si realizzeranno i 16.000 megawatt eolici che il nostro Paese potrebbe ospitare.

Nuove nicchie

In un momento di cambiamenti epocali nell’organizzazione del sistema produttivo, e di forte crisi economica, sono cresciute le aspettative legate al ruolo positivo che l’innovazione tecnologica in campo energetico-ambientale può giocare sulla ripresa.

Basti citare un recente rapporto curato dall’UNEP, il Programma ambiente delle Nazioni Unite, in cui si sottolinea come nei prossimi anni saranno i green job ad ingrossare le fila dell’occupazione: solo nelle fonti rinnovabili, infatti, si passerà dagli attuali 2,3 milioni di occupati ad oltre 20 milioni di addetti nel 2030.

Lo studio IEFE parte dalla considerazione che le politiche energetiche europee potranno garantire «un’ opportunità di business e di sviluppo occupazionale per il nostro Paese», se gli sforzi si concentreranno sull’ industria nazionale. L’Italia presenta infatti «buoni livelli di attrattiva degli investimenti», ma per farcela occorre eliminare alcune barriere. A cominciare da un «quadro regolatorio incerto e instabile» e proseguendo con «le difficoltà di gestione dei flussi elettrici, a fronte di problemi di congestione e di alcune rigidità delle reti di trasporto».

Poi c’è il fronte industriale. Gli impianti che sfruttano le energie rinnovabili nel nostro Paese sono in decisa crescita, in particolare eolico e fotovoltaico, ma in certi settori la filiera industriale non capitalizza i segmenti con maggiori margini di guadagno. È per questo che occorre «sfruttare le risorse e le competenze già acquisite in altri settori manifatturieri (meccanica, automazione, elettrotecnica ed elettronica) per non lasciare il campo alle sole importazioni di apparati e componenti industriali degli impianti a fonti rinnovabili».

Record

Per quanto riguarda l’eolico, in realtà, la fascia alta della filiera, quella che si occupa della produzione degli aerogeneratori, è già piuttosto ben rappresentata. Con il suo stabilimento di Taranto, in dieci anni di presenza in Italia il colosso danese Vestas ha prodotto più turbine di tutto il parco installato nel nostro Paese. Con un migliaio di occupati, i danesi rappresentano ormai un tassello molto importante nel panorama industriale pugliese.

E ci sono altre due aziende – il gruppo Leitner a Vipiteno e il gruppo Moncada a Porto Empedocle – che hanno appena cominciato a produrre i primi aerogeneratori tutti italiani. E poi c’è la miriade di aziende che forniscono componenti molto importanti per il funzionamento dei grandi mulini. Non a caso, fra i professionisti «verdi» più ricercati nel mercato del lavoro, ci sono proprio il progettista meccanico e l’addetto al montaggio delle turbine. Due profili difficili da trovare.

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