Dal quotidiano gratuito City del 6 luglio 2009
LA CITTÀ DEL FUTURO CHE VIVE SENZA PETROLIO
di Ketty Areddia
Luca Guala è il padre del Personal Rapid Transit, un sistema di taxirobot, che a MasdarCity, la città del post-petrolio, correrà sui magneti e non inquinerà.
D. Che cos’è il trasporto personale ecologico di cui è padre?
R. «Chiariamo subito: non ho inventato nulla. Ho solo applicato a un progetto complesso un’invenzione altrui, il Personal Rapid Transit (PRT) o taxi automatico. Il PRT, a differenza del trasporto pubblico non segue percorsi fissi né orari fissi, non si ferma a prendere altri passeggeri e non richiede trasferimenti da un mezzo all’altro. I clienti sono trasportati a destinazione come in un taxi. Solo che, a bordo, invece del guidatore ci sarà un sistema di computer, e a terra, al posto dei binari ci saranno dei magneti. I viaggiatori si sposteranno da soli in tutto comfort e sicurezza: i computer non fanno errori di guida».
D. Com’è venuta l’idea di costruire un sistema di trasporti ecologico?
R. «Masdar City sarà il primo esempio di città a zero emissioni. È chiaro che non si potevano fare entrare le auto e i veicoli dovevano essere tutti elettrici. Ci voleva qualcosa che evitasse i trasferimenti e che garantisse la privacy, valore molto sentito ad Abu Dhabi. Ero a conoscenza del progetto per una linea di PRT in corso di costruzione al terminal 5 di Heathrow e ho proposto qualcosa di simile. È piaciuto agli architetti di Norman Foster (che sta progettando tutta la città n.d.r), così abbiamo vinto la gara».
D. Perché non si è mai fatto un sistema di trasporti su magneti in Italia o negli USA?
R. «L’Italia non è un Paese molto aperto alle innovazioni di questo genere a livello legislativo. Ci sarebbero, ad esempio, enormi problemi con l’omologazione. Negli USA un sistema simile esiste e funziona da 30 anni a Morgantown, nel West Virginia, e ci sono molti progetti in attesa di finanziamenti. Un altro sistema simile è quasi pronto all’aeroporto di Londra Heathrow. Nessuno di questi usa la guida su magneti ma il principio del “taxi automatico” è lo stesso».
D. Funzionerà solo per piccole realtà come
Masdar?
R. «Prevedo che inizialmente il PRT sarà applicato a piccole realtà. Ma non è da escludere che un giorno possa essere esteso a intere città. Anche a Masdar non c’è solo il PRT ma anche una linea di tram che attraversa la città. Avendo a disposizione un sistema di trasporto accessibile e di qualità, si potrebbero accettare limitazioni al traffico motorizzato e restituire alla vita sociale una parte delle città».
D. Masdar City è stata soprannominata la città del post-petrolio. Quanto inquinerà?
R. «Masdar City non inquinerà, ricaverà tutta la sua energia dal sole, dal vento e dalla combustione dei suoi stessi rifiuti. L’obiettivo è di raggiungere la neutralità nelle emissioni di anidride carbonica e non più del 2% di rifiuti non recuperati (riciclo, riutilizzo, produzione di energia, etc.)».
D. Come mai è stata voluta dagli sceicchi, che problemi di petrolio non ne hanno?
R. «L’Emiro di Abu Dhabi ha una visione per il futuro molto ambiziosa. Vuole che il suo Paese, che oggi è nella “lista nera” dei Paesi con la maggiore impronta di carbonio al mondo, diventi rispettoso dell’ambiente ed efficiente nei consumi energetici. È consapevole che il petrolio che oggi arricchisce gli Emirati Arabi non durerà all’infinito e si prepara ad affrontare il futuro. Desidera che Abu Dhabi, oggi leader nella produzione di energia “fossile”, rimanga leader anche con le fonti d’energia alternative».
D. Come si presentano oggi i 7.000 km quadrati di Masdar?
R. «Negli ultimi due anni sono andato a Madar City almeno una volta al mese. Le prime volte era solo un rettangolo di deserto vicino all’aeroporto, ora è un immenso cantiere che lavora su tre turni, giorno e notte».
D. Essendo in mezzo al deserto non avrà un impatto troppo forte sull’ambiente?
R. «Per costruire Masdar City non è stato abbattuto un albero né deviato un corso d’acqua, dato che non ce ne sono. Ma l’ambiente del deserto è molto delicato quindi non so valutare il tipo di impatto. Si tratta comunque di una zona già molto antropizzata: è vicina all’aeroporto e compresa fra due autostrade. Certo, i problemi tecnico-ambientali sarebbero stati minori in altre parti del mondo, ma Abu Dhabi non offre altro che deserto…».
D. La questione delle risorse idriche come verrà risolta?
R. «L’acqua arriverà tutta dai desalinatori, visto che non esistono fonti di acqua dolce. L’energia per la desalinizzazione verrà dal sole, dal vento e dalla combustione dei rifiuti. Le acque reflue saranno depurate e riciclate più volte per ridurre al minimo il consumo, e infine usate per irrigare. Il sale marino sarà recuperato».
D. Nella vita sta attento a non inquinare?
R. «Sì. A casa abbiamo lampade a basso consumo, non condizionatori ma ventilatori, una sola auto e di piccola cilindrata, ci muoviamo in bici compatibilmente con la bimba piccola… La mia “macchia nera” è una passione per le vecchie moto…».


