Da Latina Oggi del 2 luglio 2009
LA MALA SUL PESCE CONTRAFFATTO
di Mariantonietta De Meo
Si è estesa anche a Formia e a Terracina l’operazione contro il «malandrinaggio di mare», condotta dai NAS dei Carabinieri e dalla Guardia Costiera di Napoli. Le forze dell’ordine hanno accertato l’aumento del fenomeno della pesca di frodo e del traffico e contraffazione di prodotti ittici. Pesce d’acqua dolce di provenienza cinese, il cosiddetto «pesce ghiaccio», dal costo pari a zero, che viene venduto al posto del bianchetto, che raggiunge quotazioni di 35 euro al chilogrammo. O ancora, il pesce africano che viene venduto come «filetto di persico italiano». Pesce palla al posto della rinomata rana pescatrice.
Un giro di affari dove stanno mettendo le mani i clan partenopei e casertani.
L’indagine della Magistratura di Napoli – pubblicata dal dossier sulle Zoomafie, redatto dalla LAV – ha portato ad una serie di accertamenti e controlli qualitativi sui prodotti ittici importati in Campania. Nel mirino degli investigatori il territorio che va dal Garigliano al Sele. Nello specifico, l’attenzione dei nuclei investigativi si è concentrata su alcuni fornitori di pesce napoletani operanti soprattutto nei mercati di Formia e di Terracina, le cui società erano già state sottoposte a verifica da parte dell’Antimafia per sospette ingerenze della camorra casertana negli affari delle aziende. Durante questi controlli, diverse partite di pesce è stato sequestrato. Dagli esami eseguiti dai tecnici dell’ASL su questi, si è appurato l’utilizzo di farmaci e lacche per «ringiovanire» il pesce, quando la durata del congelamento stava per scadere. Altro episodio di pesce «contraffatto» riguarda il pangasio, pesce azzurro molto diffuso nel Vietnam, venduto come filetto di merluzzo, non solo in Campania, ma anche in altre parti dell’Italia tirrenica. Nuove truffe che stanno diventando un grande business per le organizzazioni criminali e che gli inquirenti hanno denominato «malandrinaggio di mare».


