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Mauro Corona sulle Dolomiti: «Montagne misteriose, ora proibiamo i SUV»

Dal Corriere della Sera del 27 giugno 2009

 

«MONTAGNE MISTERIOSE, ORA PROIBIAMO I SUV»

 

di Massimo Spampani

 

«Se è soltanto per il blasone di avere la patacca appiccicata sulla casacca non mi interessa niente. La montagna, prima di blasoni e bandiere, ha le sue necessità se vuole continuare a vivere».

Mauro Corona, scrittore, scultore e alpinista che vive a Erto, nelle Dolomiti friulane, affonda le sue radici nel paesaggio che oggi l’UNESCO tutela. «Mi va bene che le Dolomiti entrino nel patrimonio mondiale, questa invisibile nobiltà – aggiunge -. Però, di pari passo, ci vogliono i servizi. Noi siamo montagne di serie B. I nostri figli per andare a scuola da Erto prendono il pullman degli operai alle cinque del mattino fino a Longarone e da lì proseguono in treno fino a Belluno. Non vorrei che questo blasone ci emargini definitivamente. Ben venga la medaglia, ben venga questa ala protettrice, ma perché dobbiamo pagare il gasolio per riscaldarci come quelli che ne consumano un decimo? Ci lasciano morire per estinzione sotto l’alto patrocinio dell’UNESCO: la cosa non mi quadra troppo».

Per l’artista-alpinista però non c’è alcun dubbio che le Dolomiti meritino questo riconoscimento. «Non soltanto le guglie e l’enrosadira – dice – lo merita la gente. Qui abbiamo mani dolomitiche, braccia dolomitiche, gambe dolomitiche. Queste montagne sono speciali perché sono belle, matite nel cielo, missili, colori. Ho visto altre montagne del mondo, ma queste sono misteriose, sono affettuose, fanno capire anche a chi viene da lontano che è parte di questo ambiente. Ti rilassano». E Corona non vede nessuna differenza tra patrimonio culturale e patrimonio naturale (quello a cui l’UNESCO ha scelto di far appartenere le Dolomiti). «La mela da sola non si può gustare, ci vuole la mela e un palato per gustarla. Tutta questa natura se non ci fosse l’uomo cosa sarebbe? Nulla».

In quanto all’affare che si celerebbe dietro il «marchio» UNESCO lo scrittore è scettico sul fatto che il turismo abbia un incremento automatico del 30% come qualcuno ha detto. «Ma siccome siamo indottrinati dalla televisione se cominci a sentir dire che le Dolomiti sono patrimonio dell’umanità può darsi anche che qualcuno che non sapeva nemmeno dove sono collocate, arrivi quassù. Quando davanti al nome di una persona metti dottor, la gente cammina subito in ginocchio». Corona non vorrebbe che tutto si fermasse all’ala protettrice: «Ben venga, ma sono già protette. E poi in che modo le si protegge? Con il grande scrittore Mario Rigoni Stern abbiamo predicato una vita che i boschi vanno tagliati altrimenti si inselvatichiscono e si soffocano a vicenda. Oggi però bisogna mettere un freno: che è l’andare a piedi. Quando va a piedi, il turista si seleziona da solo per gradi di camminata. Salvare le Dolomiti è come scolpire, bisogna togliere. Proibire i dannati SUV. Il turista deve arrivare in zona, ma quando è lì deve bloccare la macchina e buttare le chiavi nel torrente. Quando ritorni l’auto deve avere sopra un dito di polvere. E basta anche con gli impianti di risalita, non ne servono più».

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