Dall’inserto Salute di Repubblica del 18 giugno 2009
UN IPOD PER IL DIABETE
di Maria Rita Montebelli
Assomiglia a un mezzo uovo sodo e ha cambiato la vita di migliaia di ragazzini americani; in Italia potrebbe arrivare entro la fine dell’anno. È l’OmniPod, la prima “pompa-cerotto” da insulina, wireless e tubeless (cioè senza tubi per erogare l’insulina), realizzata dalla Insulet Corporation, una start up americana del Massachusetts. L’OmniPod, oltre ad essere un piccolo miracolo tecnologico è anche una filosofia: il suo design (e in parte anche il nome) si ispira ai gadget della Apple ed è la prima pompa da insulina usa-e-getta, precisissima ma a bassissimo costo; insomma una specie di Swatch della terapia del diabete.
«L’OmniPod», spiega Paolo Di Bartolo dell’Università di Ravenna, promotore del gruppo di studio “Tecnologia e Diabete” del gruppo inter-associativo Sidamd, «si cambia ogni 3 giorni e il paziente, dopo averlo fatto aderire al braccio, all’addome o alla gamba, lo attiva con uno speciale palmare (un Personal Diabetes Manager, PDM) che dialoga in modo wireless con l’Omnipod e che il paziente usa per programmare le unità di insulina da assumere». A parte sauna e bagno turco, Omnipod può essere indossato sempre, anche per fare una nuotata in piscina, a tutto vantaggio del compenso metabolico. Pensato per i pazienti con diabete di tipo 1, presto potrebbe essere usato anche da quelli con diabete di tipo 2, oltre che per la somministrazione di alcuni farmaci oncologici, anti-dolorifici e contro l’infertilità.
«I microinfusori di cui disponiamo oggi», prosegue Di Bartolo, «vanno fissati alla cintura e collegati al paziente con un tubicino lungo 60-100 cm. Questo rende un po’ impegnativo convivere con il device che intrude nella vita di tutti i giorni. Il futuro, anche per il diabete di tipo 2, è rappresentato dalle pompe-cerotto, sempre più piccole, da utilizzare sia per l’insulinizzazione basale che per i “boli” di insulina ai pasti principali. Il monitoraggio continuo della glicemia sarà poi la vera rivoluzione dei prossimi anni. Nel sottocute della parete addominale si inserisce un ago sensore, in materiale plastico o metallico, spesso come un capello, che si collega ad un trasmettitore grande come una conchiglia. Le nuove pompe-cerotto, integrate con questi device arriveranno in Italia a fine 2010». E intanto Medtronic è pronta a lanciare sul mercato il primo microinfusore che si blocca da solo quando il paziente va in ipoglicemia. Un ulteriore passo verso il pancreas artificiale.
Ma, a guardare gli studi presentati a New Orleans all’ADA (American Diabets Association), anche la ricerca di terapie per il diabete di tipo 1, una malattia autoimmune, non è meno attiva. Vaccini, farmaci biologici e anti-infiammatori sono al centro di una serie di studi sperimentali, raggruppati nel Type 1 Diabetes TrialNet, un programma di ricerca internazionale, diretto dai National Institutes of Health (NIH), che sta esplorando vari approcci per prevenire o ritardare la comparsa del diabete di tipo 1. «Un primo passo importantissimo», spiega Peter Gottlieb, professore di pediatria al Barbara Davis Centre dell’Università del Colorado, «è l’identificazione precoce di chi è destinato a sviluppare la malattia, ricercando la presenza di auto-anticorpi (anti-insula, anti-insulina e anti-GAD)».
Questo screening, per il quale basta un prelievo di sangue, consente di rivelare un aumentato rischio di diabete anche 10 anni prima della comparsa dei sintomi della malattia e chi ha una storia familiare di diabete di tipo 1, ha una probabilità su 25 di ammalarsi a sua volta (nella popolazione generale, è di 1 su 300). Tra i nuovi approcci terapeutici al vaglio dei ricercatori, i cosiddetti “vaccini” anti-diabete, mirati a spegnere o a modulare la risposta immunitaria che distrugge le cellule beta pancreatiche dei piccoli pazienti, l’impiego dei biologici (anticorpi umanizzati, come gli anti-CD3 che rallentano la progressione dei diabete di tipo 1 per 6-18 mesi o gli anticorpi anti-IL1); l’impiego di rituximab, un anticorpo monoclonale anti-linfociti B, utilizzato finora nei pazienti con linfoma e con artrite reumatoide.
Il tasso di diabete di tipo 1 è più che raddoppiato negli ultimi 30 anni, con un aumento del 3% l’anno e ciò sembra essere legato a fattori ambientali. In Italia sono circa 20.000 l’anno le neodiagnosi di diabete di tipo 1 e 150 mila i pazienti; solo il 10% di loro è trattato con infusori, contro il 31% degli americani.
GLICEMIA OK E SENZA INGRASSARE
di Maria Rita Montebelli
Il problema dell’obesità è ben presente per chi si occupa di terapia del diabete, anche perché la maggior parte dei farmaci utilizzati per abbassare la glicemia (dalle sulfaniluree, all’insulina, ai glitazoni) fanno aumentare di peso. È anche per questo che è atteso con grande impazienza l’arrivo del liraglutide, un analogo del GLP-1 che si somministra per via iniettiva con una “penna”, una volta al giorno. Il farmaco oltre ad essere assai efficace nel controllare la glicemia, senza far correre al paziente il rischio di pericolose escursioni sul versante dell’ipoglicemia, quando confrontato con un farmaco ipoglicemizzante “classico”, come la glimepiride, induce, rispetto a questo, una perdita di peso di 4 Kg dopo due anni di trattamento. «Il proseguimento dello studio LEAD 3», afferma Alan Garber, professore di Medicina al Baylor College of Medicine, Texas, «ha dimostrato che il liraglutide esprime al massimo le sue potenzialità, quando somministrato a pazienti con diabete di recente insorgenza e questo perché esercita un effetto protettivo sulle beta cellule pancreatiche. Un altro punto di forza di questa terapia sta nella persistenza dei risultati conseguiti. Dopo due anni di trattamento, il compenso metabolico e la perdita di peso rimangono stabili».
Ma il liraglutide esce vincente, non solo dal confronto con le “vecchie” terapie del diabete. Il LEAD 6, uno studio appena pubblicato su Lancet e presentato al congresso dell’ADA di New Orleans, dimostra che questo farmaco, in una valutazione testa a testa con l’exenatide, risulta più efficace nel ridurre l’emoglobina glicata e la glicemia a digiuno e induce una maggior perdita di peso. I pazienti trattati con liraglutide presentano infine meno nausea (il principale effetto collaterale dei cosiddetti analoghi del GLP-1) di quelli trattati con exenatide.
ALTO RISCHIO SE SI SOTTOVALUTA L’ALIMENTAZIONE
A David S. il diabete ha letteralmente salvato la vita. A vent’anni viene mandato in Vietnam, a fare la guerra. Qui comincia ad urinare sempre più di frequente e a dimagrire. Il ragazzo marca visita più volte, si sente dire che cerca scuse per farsi riformare e quindi si rassegna alla sua sorte. Finché un giorno, durante una battaglia, va in coma chetoacidosico e rimane steso a terra, mentre il resto del suo plotone viene trucidato dai Vietcong. Chiuso dentro un sacco per cadaveri, manca poco che non diventi l’ennesimo killed in action; finché qualcuno si accorge che quel “sacco” respira e lo soccorre. Ma per tutti gli altri il diabete è tutt’altro che un salvavita, soprattutto quando si sposa con l’obesità. Ne sanno qualcosa gli Indiani d’America che fino a 100 anni non lo conoscevano neppure, mentre oggi detengono il triste primato della più elevata prevalenza nel mondo, con una mortalità che è tre volte superiore a quella della popolazione americana. La spiegazione di questo flagello è sotto gli occhi di tutti: il 38% dei Pima dell’Arizona è obeso e oltre il 16% degli indiani d’America è diabetico, vittime della “malattia dell’uomo bianco”. «Se fino ad un secolo fa», ricorda Sue Mc Laughlin, presidente della sezione Health Care and Education dell’ADA, «erano l’alce, il bufalo, frutta e verdure ad allietare il loro desco, adesso sono le bevande gassate, gli Energy drink, l’alcol, il fast food e il cibo in scatola a farla da padroni. L’adozione della dieta dei bianchi ha fatto levitare di quasi 2,5 volte il loro rischio di ammalarsi di diabete». È uno specchio questo nel quale i bianchi dovrebbero riflettersi e fermarsi a pensare, in religioso silenzio. «Ascolta! o la tua lingua ti renderà sordo!», recita appunto un vecchio proverbio indiano.




ciao a tutti
il mio piu che un commento e’ una domanda:
dove e a chi posso rivolgrmi per informazioni sull’acquisto dell’OMNIPOD??