Dall’inserto Salute di Repubblica del 4 giugno 2009
UN PO’ DI RELAX È LA MIGLIOR CURA PER LA DISPEPSIA
di Eugenio Del Toma
In un’epoca in cui si eseguono trapianti di organi e si guariscono malattie un tempo incurabili non è facile accettare che manchino soluzioni valide per il raffreddore o per la cattiva digestione (dispepsia). Secondo alcune stime almeno il 30% degli abitanti delle grandi metropoli soffre di qualche disturbo digestivo ad insorgenza post-prandiale, con doloretti verso il centro dell’addome, senso di peso, dilatazione e sazietà, bocca amara, eruttazioni e via dicendo. Si tratta di un insieme di disturbi, spesso occasionali, dei quali la medicina non conosce l’esatta motivazione (pur disponendo di una lista di indizi), né veri rimedi.
In senso tecnico, una volta escluse le patologie più frequenti (ernia iatale, gastriti e ulcera, calcolosi, pancreatite, ecc.) bisogna pensare alle alterazioni funzionali, cioè a un mancato sincronismo tra i diversi organi e segmenti intestinali coinvolti nella digestione. In pratica, si tratta soltanto dell’ennesimo problema disfunzionale del “traffico”, una cattiva sincronizzazione di quei segnali che dovrebbero far convergere nel lume intestinale la bile, il succo pancreatico e le secrezioni locali per “lavorare” al meglio e in tempi brevi il bolo alimentare.
La causa di questi disturbi risiede, in parte nella testa (ho accennato in precedenti occasioni che esiste uno stretto collegamento fra cervello e intestino), cioè nel ritmo di vita più che nella presunta indigeribilità degli alimenti, oggetto obbligato delle nostre supposizioni. Forse, meglio di troppe proibizioni alimentari, funzionerebbe il recupero del tempo libero per ritrovare i giusti ritmi della vita e un po’ di relax.
La dispepsia è dunque figlia del caos cittadino, delle preoccupazioni, dello stress e della troppa fretta con cui consumiamo i nostri pasti, anche quando non siamo vincolati dai tempi stretti del fast food.
Sui libri di medicina non esistono segnalazioni dettagliate sui tempi di masticazione, salvo il generico “prima digestio fit in ore” della Scuola Salernitana, ma per masticare come si dovrebbe un pasto completo non bastano i 20-30 minuti della mensa aziendale. Il lavoro dei muscoli masticatori (posto che i denti o le protesi lo consentano al meglio), oltre a facilitare i successivi processi digestivi rappresenta anche un buon segnale per il centro ipotalamico della sazietà. Non sarebbe male che tutti ne tenessero conto: dagli obesi ai dispeptici.
Infine, alla vigilia dei tuffi estivi sarà utile ricordare che lo svuotamento gastrico di un pranzo all’antica (primo, secondo, pane, verdura e frutta) comincia entro 15-20 minuti per completarsi in circa due ore. Attenzione, però, l’abbondanza di cibi grassi può perfino raddoppiare il tempo necessario e ritardare l’assorbimento intestinale. Perciò, il buonsenso vuole che non si faccia il bagno nelle due o tre ore successive al pranzo, analogamente a quanto accade nel mondo sportivo dove il pasto deve precedere di tre ore qualsiasi prestazione di notevole impegno muscolare.




Cerco di convincere la ditta Aboca della mia città a produrre un “Amaro Aboca”: non un lassativo come l’Amaro Medicinale Giuliani ma un buon digestivo a bassa gradazione alcolica e con pochi zuccheri.
L’amaro è impreziosito dalla componente vegetale e dalle erbe medicinali. Un vero prodotto fitoterapico!
Inoltre un artefice della buona digestione è l’alcol. L’amarezza data dalle erbe comporta salivazione e aumento dei succhi gastrici ma l’alcol, oltre a questa ultima azione, elimina anche il senso di pienezza e pesantezza tipico di un dopo pasto, in quanto agisce sul sistema nervoso.
Gli amari in vendita vantano tutti “un’antica ricetta” ma io penso che un amaro formulato alla luce delle moderne conoscenze erboristiche possa essere davvero efficace ed avere successo.