Dall’inserto Salute del Corriere della Sera del 12 aprile 2009
HELICOBACTER, VINCE LA CURA BOLOGNESE
di Edoardo Stucchi
Liberarsi dell’Helicobacter pylori non significa soltanto liberarsi dai disturbi che provoca (cattiva digestione, pancia gonfia, nausea), ma anche prevenire il tumore allo stomaco. L’Helicobacter pylori, infatti, è considerato dall’Organizzazione Mondiale della Sanità un fattore di rischio per il cancro dello stomaco, così come il fumo di sigaretta per il cancro del polmone.
Oggi la guerra al batterio responsabile delle ulcere dello stomaco, che possono trasformarsi in tumore, è più semplice anche grazie agli specialisti italiani. Il simposio sulla terapia dell’Helicobacter, che si terrà il 3 giugno prossimo all’auditorium di Chigaco, infatti, vedrà la conferma a livello mondiale sia delle linee guida europee per la prevenzione e la diagnosi, sia della terapia cosiddetta “sequenziale”, messa a punto dal gastroenterologo Dino Vaira, dell’Ospedale Sant’Orsola di Bologna, in collaborazione con gastroenterologi di Roma. Non a caso, Vaira sarà il rappresentante europeo fra i tre relatori internazionali della sessione plenaria al Congresso di gastroenterologia di Chicago che riunirà ben 15.000 specialisti di tutto il mondo.
Secondo le linee guida, per scoprire se si ha l’ Helicobacter basta sottoporsi a un semplice test non invasivo: il test del respiro, o la ricerca dell’antigene del batterio nelle feci. L’indicazione al test è per chi ha meno di 55 anni, soffre di dispepsia e non ha sintomi più preoccupanti come calo di peso, anemia, difficoltà di deglutizione. Se si risulta positivi a uno dei due test, è bene procedere con la terapia. È importante, però, ripetere l’esame dopo un mese, per verificare l’eradicazione del germe. «In questo modo si può stare tranquilli per il resto della vita – dice Vaira – perché le reinfezioni sono rare, purché si mantengano buone condizioni igieniche nella vita quotidiana. La verifica dell’eradicazione è stata fatta su un periodo di 25 anni».
Chi ha dispepsia e più di 55 anni dovrebbe rivolgersi, invece, allo specialista gastroenterologo per stabilire l’approccio migliore, che può comprendere fin da subito la gastroscopia, per non farsi sfuggire lesioni precancerose già presenti nello stomaco. È inoltre opportuno che si sottopongano a indagini più o meno invasive per l’Helicobacter i familiari di un paziente che abbia avuto cancro gastrico. «Il gruppo europeo di studi sull’Helicobacter Pylori – dice Vaira – ha chiesto alla Commissione Europea di promuovere l’applicazione delle linee guida per l’eradicazione dell’Helicobacter, al momento unica arma certa per prevenire il cancro dello stomaco».
Per quanto riguarda la cura, una revisione degli studi condotti di tutto il mondo, che sarà pubblicata sull’American Journal of Gastroenterology, conferma la validità della terapia sequenziale, formulata da Vaira: tre diversi antibiotici, utilizzati in 2 fasi di 5 giorni ciascuna, in aggiunta all’esomeprazolo (inibitore di pompa protonica) che ha dimostrato un’azione diretta contro l’Helicobacter. Questo schema di cura, sperimentato su 3.200 pazienti, compresi bambini e anziani sopra i 75 anni, ha eradicato il batterio in 92 malati su 100 contro i 70 su 100 curati con la terapia tradizionale (2 antibiotici per 7 giorni, più esomeprazolo).
LA DIAGNOSI
Due test facili e sicuri Indagini di pari validità L’esame endoscopico per la ricerca del batterio è costoso e poco gradito al paziente, ma esistono due test non invasivi, l’Urea Breath Test (UBT) o test del respiro e la ricerca del batterio nelle feci (HpSA).
Nell’UBT, al paziente si fa bere una sostanza “marcata” con carbonio, che a contatto con l’enzima ureasi del batterio libera nello stomaco ammonio e anidride carbonica marcata, rilevabile nel respiro. Questo metodo impegna per mezz’ora il paziente.
L’efficacia dei due test (respiro e ricerca del batterio nelle feci) è sovrapponibile, ma l’esame sulle feci è meno costoso; l’analisi viene fatta di solito in laboratorio, ma può essere fatta, con apposito kit, anche a domicilio, o nello studio del medico.
DAI BROCCOLI UNO «SCUDO» NATURALE
di Ruggiero Corcella
Consumare una porzione al giorno di germogli del broccolo potrebbe aiutare a tenere sotto controllo il batterio Helicobacter pylori, causa di gastrite e ulcera. Lo suggerisce una nuova ricerca, pubblicata da Cancer Prevention Research, condotta su 50 persone in Giappone, dove l’incidenza dell’infezione è alta. Si è dimostrato che mangiare 2,5 once (circa 70 grammi) di germogli di broccolo al giorno per due mesi protegge lo stomaco. Il vegetale contiene infatti sulforafano, già noto per le proprietà antibiotiche. Il team internazionale che ha condotto lo studio ha dato a metà dei pazienti, già «colonizzati» dal batterio, una porzione giornaliera di germogli di broccolo e al resto dei germogli di «alfa alfa», che non contengono sulforafano. Nel primo gruppo, i livelli di un biomarcatore chiamato HpSA si è ridotto del 40%, mentre nel secondo non è cambiato. Otto settimane dopo aver interrotto l’assunzione di germogli di broccolo, però, il marker è tornato ai livelli precedenti.
Ciò suggerisce, commentano gli studiosi, che i germogli possano tenere sotto controllo il batterio, ma non distruggerlo. Secondo Jed Fahey, della Johns Hopkins University degli Stati Uniti, che ha diretto lo studio, il consumo regolare potrebbe ridurre addirittura la probabilità di ammalarsi di cancro. La letteratura scientifica, però, dice che solo una persona ogni 100 infettata dal batterio si ammala di cancro, il che vuol dire che ci sono altri fattori in azione. Fahey, inoltre, ha un dichiarato conflitto di interessi: nel 2002, ha scoperto le «virtù» dei germogli e ha co-fondato una società che produce proprio questi vegetali.


