Da Latina Oggi del 9 febbraio 2010
L’UNIVERSO DI LICIA
di Michela Coluzzi
In scena domenica sera, ore 21, sul palco del Teatro Cafaro di Latina una delle attrici italiane più intense ed espressive, Licia Maglietta protagonista in «Manca solo la domenica» spettacolo tratto da «Pazza è la luna» di Silvana Grasso. La pièce è prodotta da Teatri Uniti. In scena insieme a lei, Vladimir Denissenkov. In questo romanzo, come del resto sulla scena, si rivela tutta la carica del personaggio di Borina, la protagonista alla anagrafe Liboria Serrafalco sposata Liuzzo, devota vedova di sei defunti mariti. Le spoglie di questi poveri uomini diventano inconsapevolmente oggetto di un quotidiano rito che la donna dedica loro con puntuali visite sulle tombe dove riconoscente lascia sempre delle rose. Questo rito pare esorcizzare un rapporto mancato, quello che puntualmente la donna ricerca ad ogni nuovo incontro e che puntualmente viene disatteso per colpa di un fato ingiusto. Sentimenti, passioni travolgenti e ricerca d’amore sopra ogni cosa contraddistinguono le scene. Ma cerchiamo di capire qualche cosa in più direttamente dalle parole di Licia Maglietta.
DOMANDA. «Manca solo la domenica» una pièce che la vede impegnata sia in veste di regista sia di attrice. È stato difficile interpretare una donna come Borina? In che modo ha lavorato per costruire il suo personaggio?
RISPOSTA. «Borina è un personaggio fantastico appena ho letto il romanzo mi ha stregata e così ho deciso di portarlo sulla scena. Non è stato più difficile di altri personaggi ma devo sconfessare l’idea comune che questo spettacolo sia un monologo esso invece è basato sul dialogo. Anzi di più è costruito come se fosse un operetta, c’è un vero e proprio dialogo tra voce e musica. E questo anche grazie alle musiche scritte da Denissenkov».
D. Questa non è la sua prima prova registica, infatti dopo molte collaborazioni e dopo «Febbre Gialla», nel 1995 ha lavorato al suo «Delirio Amoroso» nato dall’incontro con la poetessa Alda Merini. Cosa le ha lasciato?
R. «L’incontro con la grande poetessa e donna quale era la Merini mi ha segnata profondamente. Ho nutrito per lei un grande affetto e poi questo spettacolo ha voluto dire molto per me. Per dieci anni consecutivi è stato portato in scena, naturalmente intervallato da altri progetti che di volta in volta mi coinvolgevano».
D. Nel corso della sua carriera si è occupata di teatro, danza e cinema. Qual è il suo ambiente naturale?
R. «Senza alcun dubbio posso dire il teatro».
D. Cosa ne pensa della scena teatrale italiana di oggi?
R. «Sicuramente ci sono in Italia alcuni validi e giovani attori e anche compagnie di spessore, lavorando molto, mi è difficile trovare il tempo purtroppo per recarmici da spettatrice».
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