Sito Pubblico del Social Forum di Terracina

Dal sito Internet http://www.ecoseven.net/ambiente/news-ambiente/lupo-grigio-americano-salvo-da-pericolo-estinzione

IL LUPO GRIGIO AMERICANO È SALVO DAL PERICOLO ESTINZIONE

di G. C.

Il lupo grigio dell’America non è più in pericolo di estinzione. Secondo i funzionari del Fish and Wild Service statunitense, infatti, l’animale potrebbe essere tolto a breve dalla lista delle specie minacciate e in via di estinzione.

Secondo i nuovi dati raccolti la popolazione del lupo grigio dell’America è sana e più numerosa. Ci sono attualmente almeno 6.100 lupi nelle zone dei Grandi Laghi e degli Stati occidentali. Già nel 2011 erano state revocate le protezioni federali per la specie negli Stati occidentali dei Grandi Laghi, nel 2012 sono state revocate anche a nord delle Montagne Rocciose, compresi il Minnesota e il Wyoming che hanno addirittura autorizzato la ripresa della caccia.

La buona notizia delle ripresa della specie del lupo grigio, quindi, comporterà la cancellazione della specie dalla lista di quelle a rischio estinzione. Non sono d’accordo però gli ambientalisti, che hanno rilevato come, nonostante l’incredibile recupero della specie, questi animali occupino solo il 5% del loro habitat storico nel Paese.

Dal sito Internet http://www.greenme.it/mangiare/vegetariano-a-vegano/10640-proteine-migliori-fonti-vegetali

LE 10 MIGLIORI FONTI VEGETALI DI PROTEINE

di Marta Albè

Le proteine non sono contenute unicamente negli alimenti di origine animale. Anche i prodotti vegetali infatti ne sono ricchi. Con una dieta a base vegetale correttamente bilanciata è possibile assicurarsi il quantitativo di proteine necessario al fabbisogno quotidiano del nostro organismo, che può variare soprattutto a seconda dell’età e del peso corporeo.

Un’indicazione utile per ottenere proteine complete attraverso l’apporto di amminoacidi da fonti vegetali consiste nel consumare giornalmente sia fonti proteiche, come i legumi, che di carboidrati, come i cereali, meglio se integrali. I cereali infatti, sono poveri di lisina, un amminoacido essenziale di cui invece sono ricchi i legumi. La lisina stimola la formazione degli anticorpi e contribuisce a fissare il calcio nelle ossa. Ecco alcune delle migliori fonti vegetali da cui attingere proteine.

1) Tofu

Il tofu è una fonte di proteine che può essere utilizzata in alternativa alla carne o al formaggio. È un alimento molto versatile, adatto alla preparazione di numerose pietanze. Oltre a presentare un elevato contenuto proteico, il tofu è ricco di sali minerali come ferro e magnesio. Una porzione da 140 grammi di tofu contiene 11 grammi di proteine.

Leggi anche: Come preparare il tofu in casa

2) Tempeh

Il tempeh è un alimento a base di soia fermentata poco noto in Occidente, ma molto utilizzato nella cucina orientale. Il suo particolare contenuto nutrizionale lo rende una delle maggiori fonti vegetali. 100 grammi di tempeh cotto contengono infatti 18,2 grammi di proteine. Il tempeh è acquistabile nei negozi di prodotti biologici e di alimentazione naturale.

3) Quinoa

La quinoa è simile ad un cereale nell’aspetto, ma si differisce da esso sia per la propria tipologia vegetale che per il proprio contenuto nutritivo. A differenza dei cereali, la quinoa infatti contiene tutti i 9 amminoacidi considerati essenziali per il corretto funzionamento del nostro organismo. La quinoa presenta un buon equilibrio di proteine e carboidrati. 100 grammi di quinoa cotta contengono 4,4 grammi di proteine.

Leggi anche: Quinoa: proprietà, utilizzi e dove trovarla

4) Semi di canapa

I semi di canapa, tanto piccoli quanto preziosi, sono un’inaspettata fonte vegetale di proteine. Essi contengono infatti tutti gli amminoacidi essenziali necessari alla sintesi delle proteine. I semi di canapa sono considerati un alimento completo dal punto di vista proteico. Gli 8 amminoacidi essenziali che essi contengono sono: leucina, isoleucina, fenilalanina, lisina, metionina, treonina, triptofano e valina. I semi di canapa contengono circa 6 grammi di proteine ogni 30 grammi di prodotto.

Leggi anche: Semi di canapa: proprietà, usi e dove trovarli

5) Mandorle

Le mandorle, tra la frutta secca, si distinguono per il loro elevato contenuto di proteine. 100 grammi di mandorle sgusciate possono contenere infatti fino a 20 grammi di proteine. Anche il latte di mandorle conserva in parte il contenuto proteico di questo frutto. Le mandorle possono costituire un ottimo spuntino spezzafame in sostituzione dei comuni snack confezionati.

6) Ceci e altri legumi

I ceci rappresentano una delle migliori fonti vegetali di proteine tra i legumi. Una porzione da 200 grammi di ceci lessati può contenere infatti fino a 16 grammi di proteine. I ceci possono essere consumati anche crudi, sotto forma di germogli e possono essere impiegati nella preparazione della salsa conosciuta come hummus. I legumi, in generale, rappresentano la fonte proteica a cui attingere più comodamente. Non dimenticate, oltre ai ceci: fagioli, lenticchie e fagioli verdi mung. I fagioli cotti possono contenere fino a 12 grammi di proteine per ogni porzione da 200 grammi.

Leggi anche: Legumi secchi: come utilizzarli in cucina e non solo 

7) Semi di chia

I semi di chia sono ricchi di amminoacidi necessari per la formazione delle proteine, tra i quali è possibile individuare metionina, cisteina e lisina. Sono inoltre ricchi di fibre e di antiossidanti. Per incrementare l’apporto di proteine vegetali non sottovalutate i semi di zucca e i semi di girasole.

Leggi anche: Semi di chia: proprietà, usi e dove trovarli

8) Spirulina

La spirulina è una microalga particolarmente ricca di proteina, solitamente acquistabile in forma essiccata, in polvere o come integratore naturale. È ricca di amminoacidi facilmente assimilabili da parte dell’organismo. All’alga spirulina sono attribuite proprietà anticancro.

Leggi anche: Alghe: le diverse tipologie, le proprieta’ e come utilizzarle

9) Albicocche disidratate

Anche la frutta può presentare un contenuto proteico da non sottovalutare. È il caso, ad esempio, delle albicocche disidratate. Una porzione da 200 grammi di albicocche disidratate può contenere infatti fino a 5 grammi di proteine. Accompagnate alle mandorle, le albicocche costituiscono uno spuntino spezzafame nutriente.

10) Ortaggi

È bene non sottovalutare il contenuto proteico degli ortaggi. Il contenuto nutrizionale degli spinaci crudi, ad esempio, è costituito per il 30% da proteine. 100 grammi di spinaci lessati e salati contengono circa 5 grammi di proteine. 100 grammi di cavoli lessati contengono dai 2 ai 3 grammi di proteine.

Dal sito Internet http://www.ecoblog.it/post/72783/trashed-viaggio-al-termine-dei-rifiuti

“TRASHED”, VIAGGIO AL TERMINE DEI RIFIUTI

di Davide Mazzocco

Foto Cinemambiente

Presentato durante l’ultima edizione di Cinemambiente, che ha avuto il piacere di avere come ospite via Skype Jeremy Irons, il documentario “Trashed” di Candida Brady è da qualche giorno nella sale cinematografiche italiane grazie alla scelta coraggiosa di Satya Doc e Cinehall distribuzione.

L’inizio del film è – visivamente parlando – un pugno nello stomaco. Nulla avrebbe potuto rappresentare, meglio della discarica di Saida. Questa montagna di rifiuti, nelle vicinanze di Beirut, è alta 40 metri e si affaccia sul Mediterraneo. Ogni giorno 80 nuove tonnellate ne accrescono la mole e alcune di queste tonnellate finiscono in mare e, spinte dalle correnti raggiugono le coste di Cipro, Grecia e Italia del sud.

In un buon documentario c’è sempre una scena in grado di sintetizzare il racconto, in “Trashed” la scena è questa, capace di unire i due percorsi compiuti, in giro per il mondo, da Jeremy Irons.

Un’indagine che snocciola cifre da capogiro, come quelle dei 200 miliardi di bottiglie di plastica o dei 58 miliardi di bicchieri usa e getta che vengono utilizzati ogni anno. Irons vola nello Yorkshire, fra colline martoriate da una discarica che con i suoi 60 metri è ormai la più alta del mondo. Intorno alle grandi città si sta raggiungendo il livello di saturazione: a Pechino 400 discariche sono al completo, a New York altre 14 hanno finito lo spazio. I dubbi riguardano le vasche che devono garantire la tutela delle falde acquifere. Resisteranno?

Dalle discariche il dibattito si sposta agli inceneritori che, seconde alcune stime, dovrebbero avere raggiunto, su scala globale, almeno le 800 unità. Giappone e Stati Uniti sono i Paesi più attrezzati con, rispettivamente, 469 e 190 impianti. In Germania gli inceneritori sono 53, in Gran Bretagna 30, ma già se ne progettano altri 91.

L’impatto degli inceneritori diventerà un argomento sempre più attuale. Si calcola che fra il 50 e l’80% della diossina diffusa nell’atmosfera provenga dagli inceneritori. Occorre sorvegliare affinché vengano rispettati i limiti che vengono sforati, con sempre maggior frequenza, dai vari impianti. Il timore è che si ripropongano, anche se su in maniera totalmente indiretta, gli effetti dell’Agente Arancio che dopo quarant’anni ha lasciato una pesante eredità nel DNA dei vietnamiti.

Il terzo blocco è dedicato agli oceani strozzati dalla plastica che entra nella catena alimentare e che, in acqua, funge da catalizzatore di sostanze tossiche.

Ma “Trashed” non si limita alla denuncia: propone strategie. Quella, per esempio, di un consumo critico, attento agli imballaggi e al riciclo. A San Francisco il 75% delle abitazioni ha aderito al programma Zero Rifiuti. Negli States la filiera del riciclaggio dà lavoro a 800.000 persone ma se tutti facessero come nella città californiana si aggiungerebbe un altro milione e mezzo di lavoratori.

Un altro piccolo grande barlume di speranza arriva dai negozi in cui i prodotti vengono venduti a dose, senza imballaggi. Una soluzione che sarebbe più economica per i distributori, per i venditori e per gli acquirenti. Cosa servirebbe? Una rivoluzione culturale nel micro e nel macro di un’economia incapace di slegarsi dal petrolio.

Dal sito Internet http://popoff.globalist.it/Detail_News_Display?ID=78345&typeb=0&Ecomafie-che-non-conoscono-crsi

ECOMAFIE CHE NON CONOSCONO CRISI

di Checchino Antonini

34.120 reati, 28.132 persone denunciate, 161 ordinanze di custodia cautelare, 8.286 sequestri, per un giro di affari di 16,7 miliardi di euro gestito da 302 clan, 6 in più rispetto a quelli censiti lo scorso anno. I numeri degli illeciti ambientali accertati lo scorso anno danno conto della pesantezza del bilancio tratto da Legambiente che ha appena presentato il rapporto Ecomafie (con prefazione di Carlo Lucarelli ed edito da Edizioni Ambiente). Come ogni anno il Cigno verde di Legambiente fornisce cifre e chiede al sistema che li produce di trovare un antidoto.

Scrive infatti Lucarelli: «Con una lungimiranza e una profondità che politici, imprenditori, istituzioni e cittadini spesso non hanno o fanno finta di non avere, (le mafie) sono riuscite a fare sistema penetrando in tutti i settori della nostra esistenza in maniera globale e totalitaria».

Il 45,7% dei reati è concentrato nelle quattro regioni a tradizionale presenza mafiosa (Campania, Sicilia, Calabria e Puglia) seguite dal Lazio, con un numero di reati in crescita rispetto al 2011 (+13,2%) e dalla Toscana, che sale al sesto posto, con 2.524 illeciti (+15,4%). Prima regione del Nord Italia, la Liguria (1.597 reati, +9,1% sul 2011) seguita dalla Lombardia. Da segnalare per l’incremento degli illeciti accertati anche il Veneto, con un +18,9%, e l’Umbria, passata dal sedicesimo posto del 2011 all’undicesimo del 2012.

Crescono nel 2012 anche gli illeciti contro gli animali e la fauna selvatica (+6,4% rispetto al 2011), sfiorando quota 8.000, a una media di quasi 22 reati al giorno e ha il segno più anche il numero di incendi boschivi che hanno colpito il nostro paese: esattamente +4,6% rispetto al 2011 che già era bruciato del 62,5% in più rispetto al 2010.

La Campania guida anche quest’anno la classifica dell’illegalità ambientale nel nostro Paese, con 4.777 infrazioni accertate (nonostante la riduzione rispetto al 2011 del 10,3%), 3.394 persone denunciate e 34 arresti. E il discorso vale sia per il ciclo illegale del cemento sia per quello dei rifiuti, un’economia che non conosce la parola recessione.

Il ciclo del cemento

Nel ciclo del cemento si segnala il secondo posto della Puglia, che per numero di persone denunciate risulta essere la prima regione d’Italia; la leadership tra le regioni del Nord della Lombardia; la crescita esponenziale degli illeciti accertati in Trentino Alto Adige, quasi triplicati in un anno; il balzo in avanti della Basilicata, che con 227 illeciti arriva al decimo posto (nel 2011 era quindicesima). Nel ciclo dei rifiuti spiccano l’incremento dei reati registrato in Puglia (+24%), al terzo posto dopo Campania e Calabria, e il quinto posto raggiunto dalla Sardegna. Anche in questa filiera illegale la provincia di Napoli è al primo posto in Italia, seguita da Vibo Valentia, dove si registra un + 120% di reati accertati rispetto al 2011.

L’incidenza dell’edilizia illegale nel mercato delle costruzioni è passata dal 9% del 2006 al 16,9% stimato per il 2013. Mentre le nuove costruzioni legali sono crollate da 305.000 a 122.000, quelle abusive hanno subito una leggerissima flessione: dalle 30.000 del 2006 alle 26.000 nel 2013. A fare la differenza sono ovviamente i costi di mercato: a fronte di un valore medio del costo di costruzione di un alloggio con le carte in regola pari a 155.000 euro, quello illegale si realizza con un terzo dell’investimento, esattamente 66.000 euro. E la demolizione è un’eventualità remota: tra il 2000 e il 2011 è stato eseguito appena il 10,6% delle 46.760 ordinanze di demolizione emesse dai tribunali.

Dal 2003 al 2012 sono state 283.000 le nuove case illegali, con un fatturato complessivo di circa 19,4 miliardi di euro.

I rifiuti trafficati

L’Ufficio centrale antifrode dell’Agenzia delle Dogane segnala che i quantitativi di materiali sequestrati nei nostri porti nel corso del 2012 sono raddoppiati rispetto al 2011, passando da 7.000 a circa 14.000 tonnellate grazie soprattutto ai cosiddetti cascami, cioè materiali che dovrebbero essere destinati ad alimentare l’economia legale del riciclo, che invece finiscono in Corea del Sud (è il caso dei cascami di gomma), Cina e Hong Kong (cascami e avanzi di materie plastiche, destinati al riciclo o alla combustione), Indonesia e di nuovo Cina per carta e cartone, Turchia e India, per quelli di metalli, in particolare ferro e acciaio.

Questi flussi garantiscono enormi guadagni ai trafficanti (coi proventi della vendita all’estero e il mancato costo dei trattamenti necessari per renderli effettivamente riciclabili) e un doppio danno per l’economia legale, perché si pagano contributi ecologici per attività di trattamento e di riciclo che non vengono effettuate e vengono penalizzate le imprese che operano nella legalità, costrette a chiudere per la mancanza di materiali. Come confermato dalle inchieste svolte in Sicilia sul “finto riciclo”, che hanno smascherato le nuove strategie criminali su questo fronte.

La corruzione

La corruzione, in costante e inarrestabile crescita, è un altro indicatore del peso delle ecomafie. Secondo la Relazione al Parlamento della DIA relativa al primo semestre 2012, le persone denunciate e arrestate in Italia per i reati di corruzione sono più che raddoppiate rispetto al semestre precedente, passando da 323 a 704. E se la Campania spicca con 195 persone denunciate e arrestate, non sfigurano nemmeno la Lombardia con 102 casi e la Toscana a quota 71, seguite da Sicilia (63), Basilicata (58), Piemonte (56), Lazio (44) e Liguria (22). Di mazzette e favori si alimenta, infatti, quell’area grigia che offre i propri servizi alle organizzazioni criminali o approfitta di quelli che gli vengono proposti. Dal 1° gennaio 2010 al 10 maggio 2013, sono state ben 135 le inchieste relative alla corruzione ambientale, in cui le tangenti, incassate da amministratori, esponenti politici e funzionari pubblici, sono servite a “fluidificare” appalti e concessioni edilizie, varianti urbanistiche e discariche di rifiuti. La Calabria è, per numero di arresti eseguiti (ben 280), la prima regione d’Italia, ma a guidare la classifica come numero d’inchieste è la Lombardia (20) e al quinto posto della classifica, dopo Campania, Calabria e Sicilia, figura la Toscana. Insomma, a “tavolino” si spartiscono appalti, grandi e piccoli, in quasi tutte le province italiane con un enorme danno per la collettività chiamata a sostenere oneri superiori a quelli che si sarebbero determinati nel rispetto della legge. Così, nel corso del 2012 il numero dei comuni sciolti per infiltrazione mafiosa è salito a 25 (erano 6 nel 2011).

Eclatante il caso Calabria: alla pervasiva presenza della ‘ndrangheta la Calabria i suoi cittadini onesti stanno pagando, da troppo tempo, un prezzo insostenibile, come dimostrano sia le inchieste condotte dalla magistratura tra il 2012 e i primi mesi del 2013 sia i decreti di scioglimento dei consigli comunali. Un quadro clamoroso di questa insostenibilità emerge dalle 232 pagine della relazione della commissione guidata dal prefetto Valerio Valenti, che ha portato allo scioglimento del Comune di Reggio Calabria (9 ottobre 2012): la debolezza strutturale della macchina amministrativa ha rappresentato “un terreno fertile per la criminalità organizzata, nel tentativo di piegare al proprio tornaconto – anche per mera riaffermazione del principio del predominio territoriale – segmenti della amministrazione pubblica locale”.

Ma il Comune di Reggio è solamente l’apice di quello che si configura come un vero e proprio “caso Calabria”: nel corso del 2012 sono ben 11, su 25 totali, i Comuni sciolti per infiltrazioni mafiose.

E nei primi mesi del 2013 sono stati già sciolti tre Comuni, tra cui, ancora, quello di Melito Porto Salvo, mentre in altri otto sono ancora al lavoro le commissioni d’accesso. E dalla Calabria la ‘ndrangheta ha inquinato ampio settori dell’economia di tutto il Paese, a partire dal ciclo del cemento e dei rifiuti, come dimostrano anche i recenti arresti avvenuti in Piemonte e Lombardia.

Come ha recentemente spiegato un coraggioso prete di frontiera napoletano, Luigi Merola, su 551 Comuni campani, 87 sono stati sciolti negli ultimi dieci anni e dieci di loro ben quattro volte. E spesso i cittadini sono costretti a rivotare quegli stessi personaggi come dimostra il recente caso di Quarto.

La mafia che si lascia mangiare

A completare il quadro, Ecomafia 2013 descrive anche l’attacco al made in Italy: nel 2012 (grazie al lavoro svolto dal Comando Carabinieri per la tutela della salute, dal Comando Carabinieri politiche agricole, dal Corpo Forestale dello Stato, dalla Guardia di Finanza e dalle Capitanerie di Porto) sono state accertati lungo le filiere agroalimentari ben 4.173 reati penali, più di 11 al giorno, con 2.901 denunce, 42 arresti e un valore di beni finiti sotto sequestro pari a oltre 78 milioni e 467.000 euro (e sanzioni penali e amministrative pari a più di 42,5 milioni di euro). Se si aggiungono anche il valore delle strutture sequestrate, dei conti correnti e dei contributi illeciti percepiti il valore supera i 672 milioni di euro. Il controllo delle mafie nasce dalle campagne, passa attraverso il trasporto e il controllo dei mercati ortofrutticoli all’ingrosso, e arriva alla grande distribuzione organizzata. La scalata mafiosa spesso approda poi nella ristorazione, dove gli ingenti guadagni accumulati consentono ai clan di acquisire ristoranti, alberghi, pizzerie, bar, che anche in questo caso diventano posti ideali dove “lavare” denaro e continuare a fare affari.

L’arte rubata

Anche per quanto riguarda la tutela del nostro patrimonio culturale alla minaccia dei clan si sommano altri interessi criminali, inettitudine e scarsa attenzione dei poteri pubblici, che lasciano troppe volte campo libero ai predoni d’arte. Secondo l’Istituto per i Beni Archeologici e Monumentali del Consiglio Nazionale delle Ricerche (IBAM-CNR), la perdita del patrimonio culturale ci costa circa un punto percentuale del PIL, calcolando il solo valore economico e non anche quello culturale che non può essere calcolato.

Nel corso del 2012 le forze dell’ordine hanno accertato 1.026 furti di opere d’arte (891 a opera dei carabinieri del Comando Tutela Patrimonio Culturale), quasi tre al giorno, con 1.245 persone indagate e 48 arrestate; e ancora 17.338 oggetti trafugati e ben 93.253 reperti paleontologici e archeologici recuperati, per un totale di oltre 267 milioni di euro di valore dei beni culturali sequestrati.

Dal sito Internet http://www.tuttogreen.it/tempi-durissimi-per-il-tonno-rosso-del-pacifico/

TEMPI DURISSIMI PER IL TONNO ROSSO DEL PACIFICO

di Marta

Secondo un recente rapporto, la conta dei pesci risulta a livelli storicamente e pericolosamente bassi per via della pesca eccessiva e indiscriminata. Il Comitato Scientifico Internazionale, che si dedica in particolare allo studio dei tonnidi e delle specie affini dell’Oceano Pacifico del Nord, ha stimato che la popolazione di tonno rosso del Pacifico è calata di oltre il 96%o rispetto al suo livello rilevati alcuni anni fa e considerato standard.

Il rapporto fa anche presente che il terribile dato non è certo destinato a migliorare, data l‘intensificazione della pesca. Questa grande famiglia ittica, che comprende sia i tonni che gli sgombri, rischia di figurare sulla lista delle specie in via di estinzione. Il problema maggiore è che la maggior parte degli esemplari di tonno rosso che vengono pescati sono pesci che non hanno ancora raggiunto l’anno di età e questo fatto complica ulteriormente la possibilità della specie di procreare.

Lo stock ittico bassissimo di questa particolare varietà di tonno, peraltro, lo ha reso ormai un prodotto di nicchia, per intenditori e gourmet che non si fanno di certo dissuadere dai prezzi di vendita ormai stellari: basti pensare che un tonno rosso del Pacifico è stato battuto ad un’asta di Tokyo per 1,78 milioni di dollari.

Amanda Nickerson, direttrice del Pew Environment Group, ha dichiarato che “la condotta più responsabile sarebbe quella di sospendere immediatamente l’attività di pesca fino a quando verranno adottate misure significative per invertire questa tendenza“. Per questo ha invitato i principali Paesi impegnati nella pesca del tonno rosso del Pacifico – Giappone, Messico, Corea del Sud e Stati Uniti – ad agire con coscienza.

Finora, è stato compiuto un solo passo in questo senso: nel giugno dello scorso anno la Commissione tropicale interamericana per la pesca del tonno, per la prima volta in assoluto, ha stabilito un quantitativo massimo di pesca consentito. Il Pew Environment Group ha suggerito, inoltre, di impedire la pesca nelle zone di riproduzione del tonno rosso nel Pacifico settentrionale e di stabilire anche dei limiti di dimensione per il pesce pescato, in modo tale da ridurre la mortalità degli esemplari più giovani, allo scopo di favorirne la riproduzione.

Sarà mai ascoltato?

Da Latina Oggi del 15 giugno 2013

TERRACINA, BLITZ DELL’ARPA A MORELLE

di Pierfederico Pernarella

Controlli dell’ARPA all’impianto di Morelle, emergono anomalie nel funzionamento dell’impianto di depurazione delle acque reflue industriali che scarica nel vicino canale. Gli ispettori dell’Agenzia Regionale Protezione Ambiente sono intervenuti lunedì scorso, di buon mattino. Il sito di Morelle, che un tempo fungeva da impianto di compostaggio, attualmente è utilizzato come deposito e area di stoccaggio dei rifiuti, prima di essere trasportati nella discarica di Latina. La manutenzione dell’impianto, come da contratto, è affidata alla ditta Servizi Industriali, affidataria del servizio di nettezza urbana dopo il fallimento della Terracina Ambiente. Il sopralluogo dell’ARPA di lunedì scorso, avvenuto alla presenza dei titolari della Servizi Industriali e dipendente del Comune di Terracina, è stato effettuato in seguito ad un esposto. L’attenzione degli ispettori in particolare si è soffermata sul funzionamento dell’impianto di depurazione che dovrebbe trattare le acque reflue industriali e quelle meteoriche prima di scaricarle nel canale vicino. Nel corso dell’accertamento sarebbero emerse delle anomalie nella manutenzione dell’impianto di depurazione, sia per ciò che riguarda le vasche sia per la presenza di rifiuti. Inoltre è stata rilevata l’assenza di strutture, come cordoli e recinzioni, nelle aree in cui vengono depositati i rifiuti. Una situazione da tenere sotto controllo dal momento che si tratta pur sempre di un sito in cui, anche se in maniera temporanea, vengono stoccati i rifiuti urbani, che producono peraltro una sostanza altamente inquinante come il percolato. A questo va aggiunto che il sito si trova in prossima del canale, che sfocia a mare e le cui acque vengono utilizzate per annaffiare i campi agricoli, nel quale finiscono le acque industriali depurate o che dovrebbero essere depurate. D’altro canto l’inadeguatezza strutturale dell’impianto di Morelle a svolgere la funzione che svolge è cosa vecchia e risaputa. Il sito non è stato mai fatto oggetto di lavori ad hoc, se non lavori di pulitura e sistemazione sommari. C’è ora in ballo il progetto di finanza, del quale si sta occupando la Provincia di Latina, per la riattivazione dell’impianto di compostaggio. Ma con tutta probabilità, dopo l’intervento dei giorni scorsi dell’ARPA, nell’attesa che il bando d’affidamento ai privati giunga in porto, il Comune sarà obbligato ad eseguire lavori di sistemazione.

Da Latina Oggi del 16 giugno 2013

ESPRESSIONI… SU TELA, COLLETTIVA D’ARTE CONTEMPORANEA A SPERLONGA

di Federica Fusco

Le associazioni culturali I Graffialisti e Melodia in Movimento, con il patrocinio del Comune di Sperlonga, propongono la rassegna d’arte contemporanea «Espressioni».

L’evento espositivo è il frutto della sinergia tra i due sodalizi che, nel perseguire i comuni intenti della promozione dell’arte e della cultura nel mondo giovanile e non, hanno unito le loro idee per regalare emozioni uniche ai visitatori. La preziosa collettiva – organizzata presso la hall dell’Hotel Corallo situato nel cuore del centro storico della splendida cittadina turistica di Sperlonga, riconosciuta come uno dei i Borghi più belli d’Italia, per il sedicesimo anno consecutivo Bandiera blu d’Europa e insignita delle 4 Vele della Guida Blu 2013 – renderà fruibili al pubblico eccezionali opere pittoriche e scultoree realizzate dai membri delle due associazioni culturali.

Gli autori, provenienti da varie zone della Regione, sono Massimiliano Battista, Mariangela Capotosto, Sabrina Cibelli in arte Sabry, Americo Conte, Erasmo Di Florio, Milena Ferruzzi, Vito La Rocca, Mario Liberace, Antonella Magliozzi, Iole Magliozzi, Roberta Tafuri in arte BorkiArt, Iris Vellucci in arte Iris.

Gli artisti coinvolti nell’esposizione presenteranno tecniche originali e affronteranno temi diversificati, spaziando dal surreale al minimalista, dal figurativo all’astratto, lasciando all’immaginazione dell’astante ampi spazi di riflessione; filo conduttore della mostra è quello della condivisione di esperienze d’arte e di vita.

L’appuntamento per il vernissage è previsto per sabato 29 giugno alle 18. La mostra, a ingresso gratuito, sarà visitabile fino al giorno 8 settembre, tutti i giorni dalle ore 17 alle 22.

Da Latina Oggi del 16 giugno 2013

LATINA, NAZZARENO E CARLO FLENGHI IN MOSTRA PER MAD AL COLONIAL

di Federica Fusco

Con l’esposizione di Carlo e Nazzareno Flenghi riparte «Mad al Colonial», rassegna d’Arte Contemporanea curata da Fabio D’Achille e ospitata nel Risto Wine Bar di via Terenzio, che per la disposizione degli spazi e delle luci ben si presta ad accogliere esposizioni artistiche.

Nazzareno e Carlo Flenghi sono padre e figlio, il primo scultore che utilizza per le sue opere rami di legno, il secondo pittore che utilizza un linguaggio derivato dalla grafica influenzato dalla street art e dalla pop art.

«La poetica di Carlo Flenghi si caratterizza per l’interpretazione basata sul simbolismo, presente sia laddove sono raffigurati paesaggi e persone, sia dove invece l’artista prende spunto da pittori del passato.

L’ispirazione ai modelli antichi – afferma Laura Cianfarani – che spazia dall’antichità sino al Caravaggio e oltre, è qualcosa che si limita esclusivamente ai soggetti, rielaborati secondo una cifra stilistica debitrice della street art e della pop art: il linguaggio espressivo di Carlo è connotato da sagome piatte, delineate con una linea nitida e morbida e riempite da campiture cromatiche squillanti e nette, senza sfumature, con passaggi chiaroscurali ben definiti; spesso inoltre sulla tela compaiono schizzi di colore effettuati con lo spray che rivelano una componente solo apparentemente gestuale, ma in realtà costituiscono il risultato di un progetto programmato. Il fascino subito dall’artista per l’alchimia si esplica nella resa dell’essenza degli elementi associati ai soggetti e nell’interpretazione metafisica dell’idea, mentre nei paesaggi, diurni o notturni, i colori compaiono solo dove è presente l’intervento dell’uomo. Lo stile dell’artista è semplice, lineare, essenziale, è immediatamente riconoscibile, è frutto di uno studio a lungo elaborato dove nulla o quasi è lasciato al caso ma ogni elemento è il risultato di una programmazione attentamente concepita. Natura e arte sono tutt’uno nell’opera di Nazzareno Flenghi – continua Cianfarani – costituiscono un binomio imprescindibile. L’albero, l’asse cosmico per eccellenza, che affonda le radici nell’elemento primordiale dell’acqua, passa attraverso la materialità della terra, s’innalza nella spiritualità dell’aria e nella sua ultima fase è utilizzato per ricavare energia, abbracciando così tutti gli elementi, è l’elemento portante della sua poetica. In particolare l’artista è affascinato dai rami, specialmente di ulivo, simbolo di pace e di rigenerazione, e del glicine, emblema della coscienza dell’uomo che si espande dai centri vitali dell’interiorità per estendersi a influenzare il mondo esterno; in alcune opere sui rami sono applicate delle foglie secche o delle pietre di giada, quasi fossero delle gemme in attesa di sbocciare. Ma, di là dalle simbologie, (Nazzareno preferisce, infatti, che siano i fruitori a individuarle e a interpretare le sue opere in base alla loro sensibilità e modo di vedere), nella sua arte è visibile il richiamo alla Land Art e all’Arte Povera: l’artista preleva dall’ambiente naturale del suo territorio rami che gli evocano immagini, ricordi, forme e sensazioni e li plasma in conformità a questi, conferendo dunque nuova vita ai doni della natura. Per questo potremmo definire la sua un’arte naturista, perché le tracce naturali permangono, ma sono soggette a una metamorfosi rispettosa del loro originario essere, metamorfosi lontana da un progetto prestabilito ma che rivela un approccio immediato, una volontà di togliere per raggiungere una forma pura, sintetica, equilibrata, essenziale e semplice, memore della purezza della natura».

Il vernissage comincerà alle 19.30 presso il Risto Wine Bar Al Colonial in via Terenzio al civico 38. Ingresso libero.

Dal sito Internet http://www.provincialatinatv.it/notizie/dettaglio.php?id=43623

AVIS DI SAN FELICE CIRCEO: DOMENICA 16 GIUGNO APPUNTAMENTO A PONZA PER UNA GIORNATA DI RACCOLTA SANGUE

Domenica 16 giugno l’AVIS di San Felice Circeo ha organizzato una giornata di raccolta sangue nell’isola di Ponza.

L’iniziativa è stata decisa per tale data anche in concomitanza con la Giornata mondiale della donazione del sangue, proclamata per il 14 giugno dall’Organizzazione Mondiale della Sanità.

Il 14 giugno è stato scelto in quanto giorno di nascita di Karl Landsteiner, scopritore dei gruppi sanguigni e coscopritore del fattore Rh.

Le donazioni di sangue si effettueranno dalle 8 alle 10,30 presso il Museo Comunale, di fronte all’Hotel Bellavista.

Occorre portare con sé documento di riconoscimento e tesserino associativo per chi è già iscritto.
Inoltre è necessario presentarsi a digiuno; la colazione sarà poi offerta dall’Associazione.

Si effettueranno le analisi di routine sul sangue donato, elettrocardiogrammi e, a richiesta per gli ultraquarantenni, il controllo del PSA per gli uomini (prevenzione del tumore alla prostata) e l’analisi del rischio aterosclerotico per le donne.

Per donare sangue bisogna avere un’età compresa tra 18 e 65 anni (60 le donne), godere di buona salute, pesare più di 50 kg, non fare uso di sostanze stupefacenti o essere dediti all’alcool, non avere comportamenti sessuali a rischio.

Si dona ogni 90 giorni, le donne in età fertile ogni 6 mesi.

L’AVIS di San Felice Circeo ringrazia per il loro preziosissimo contributo organizzativo-logistico il Comune di Ponza, la compagnia Pontina Navigazioni, l’associazione Circeo Phishing Club e i seguenti esercizi commerciali di Ponza: Noleggio Azzurro, Ristorante Il Rifugio dei Naviganti, Bar Gelateria Maga Circe, Pasticceria Gildo.

Dal sito Internet http://www.greenme.it/informarsi/animali/10635-villa-bau-village-spiaggia-tevere

VILLA BAU VILLAGE, LA SPIAGGIA PER CANI SULLE RIVE DEL TEVERE

di Roberta Ragni

Un posto straordinario attende i cani romani per l’estate. In Viale Tor di Quinto, lungo l’argine del Tevere compreso tra ponte Milvio e ponte Flaminio, c’è Villabauvillage, la spiaggia interamente attrezzata per lo svago dei quattrozampe e dei loro padroni all’interno di una Capitale, Roma. Qui, bipedi e quadrupedi, potranno combattere il caldo della stagione estiva, senza privarsi della compagnia reciproca.

Molti i servizi offerti. A disposizione dei cani c’è una piscina di 50 mt x 5 mt, profonda 50 cm, per permettere a i cani di qualsiasi taglia di sguazzare liberamente e rinfrescarsi. Immancabili le ciotole per l’acqua, le bustine per le deiezioni solide e le doccette. E per gli umani? Per loro lettini, sdraio, una toilette e un bar. Infine, per le coppie a 6 zampe più sportive sono previsti corsi di educazione tenuti da educatori riconosciuti e certificati dallo CSEN.

La novità per la stagione 2013 è il dog parking: un’area dedicata dove possono essere lasciati i cani mentre il proprietario va a sbrigare le sue commissioni. Per l’iscrizione a tutti i servizi, però, il cane deve essere in possesso dei seguenti requisiti: vaccinazioni regolari e iscrizione all’anagrafe canina; nessun problema fisico o di salute; non essere aggressivo e/o pericoloso verso altri cani e/o persone; giocare con regolarità libero con altri cani.

Al momento dell’iscrizione il proprietario deve consegnare fotocopia del libretto sanitario del proprio cane e copia del proprio documento di identità. Villa bau village è aperto dal lunedì alla domenica e dalle ore 09,00 alle ore 19,00. Se passate per Roma… allacciate i collari e inserite il guinzaglio!

Per maggiori informazioni clicca qui.

Dal sito Internet http://www.greenreport.it/news/energia/stress-test-nucleare/

NUCLEARE, UE: STRESS TEST SU IMPIANTI OGNI SEI ANNI E GIURIDICAMENTE VINCOLANTI

di Federico Gasperini

La Commissione Europea modifica la direttiva sulla sicurezza nucleare del 2009 per incrementare i livelli di sicurezza, ridurre significativamente i rischi proteggendo le persone e l’ambiente. In questa fase, in attesa che la ricerca possa fornire maggiori garanzie – che al momento non si intravedono – la miglior prevenzione in tema di nucleare è quella di non costruire nuove centrali e chiudere le esistenti: la scelta dei cittadini italiani di affrancarsi dall’atomo, fatta con il referendum rimane la migliore.

Di fatto, però, quello che ha dichiarato il commissario per l’Energia Günther Oettinger impone un’attenzione particolare per gestire al meglio, per quanto possibile, lo status quo, quindi una direttiva improntata ad una maggiore sicurezza attraverso attività di prevenzione rappresenta di per sé un fatto positivo. «Spetta agli Stati membri – si legge nella nota della Commissione UE – decidere se vogliono produrre energia nucleare o no. Resta il fatto che ci sono 132 reattori nucleari in funzione in Europa, oggi il nostro compito alla Commissione è fare in modo che sia data la sicurezza come priorità di ogni singolo impianto».

Con la nuova proposta si vorrebbe scongiurare in Europa l’eventualità che accadano incidenti come Fukushima. Come? Più controlli, più trasparenza, migliore gestione ed efficienza della fase emergenziale in caso di incidente, maggiore partecipazione dei cittadini. Tutto condivisibile, ma se la tecnologia è la stessa c’è solo da augurarsi – molto poco “scientificamente” – che quanto previsto possa essere sufficiente.

Nel merito la nuova direttiva, infatti, stabilisce che gli Stati membri assicurino come – in caso di incidenti – il rilascio di radioattività nell’ambiente sia praticamente eliminato; a livello dell’UE, devono essere fatti riesami giuridicamente vincolanti ogni sei anni: gli Stati membri definiranno congiuntamente sul tema specifico la metodologia comune delle revisioni che svolgeranno squadre multinazionali; gli Stati membri sono anche responsabili per l’attuazione delle raccomandazioni.

Nel caso vi sia un ritardo o se le raccomandazioni non venissero attuate, la Commissione Europea organizza una missione di verifica allo Stato membro; ogni centrale nucleare subisce una revisione periodica di sicurezza almeno una volta ogni 10 anni e una revisione specifica, in caso di un eventuale tempo di estensione di vita; per le nuove centrali, devono essere progettate in modo da garantire che se un nocciolo del reattore è danneggiato, questo non ha conseguenze al di fuori dello stabilimento; per la prevenzione e la risposta alle emergenze: ogni centrale nucleare ha bisogno di avere un centro di risposta di emergenza, che è protetto contro la radioattività e terremoti o inondazioni e l’attuazione di rigorose linee guida di gestione degli incidenti; per quanto riguarda la trasparenza, le autorità nazionali di regolamentazione e i gestori di impianti dovranno sviluppare una strategia, che definirà come il pubblico sarà informato in caso di incidente, ma anche in tempi di normale funzionamento dell’impianto. Tale strategia dovrà essere pubblicata.

Inoltre, i cittadini avranno la possibilità di partecipare al processo decisionale quando verrà scelta la licenza di una nuova centrale nucleare.

Infine, la direttiva garantisce che le autorità nazionali di regolamentazione siano indipendenti nel loro processo decisionale e che gli interessi politici, economici o sociali non possono ignorare obiettivi di sicurezza. Alle autorità nazionali di regolamentazione devono essere assegnati i fondi e il personale esperto sufficienti a consentire la loro gestione efficace.

Sicuramente, come è possibile valutare scorrendo l’elenco dei provvedimenti previsti, alcune indicazioni sono di possibile esecuzione pratica ma altre ci sembrano più auspici utopici che contenuti cogenti di una direttiva europea. Garantire che in caso di incidente anche di una nuova centrale non si abbiano conseguenze fuori dallo stabilimento pare infatti a dir complesso da realizzare con la tecnologia attuale, anche se le prove di stress qualche nuova indicazioni l’hanno comunque fornita per migliorare la fase progettuale oltreché la tecnologia negli impianti esistenti.

La direttiva, in ogni modo, potrebbe essere adottata dal Consiglio nel corso del 2014, a seguito del parere (non vincolante) del Parlamento Europeo. Gli Stati membri avranno poi 18 mesi per recepirla nel diritto nazionale.

Di seguito, l’elenco aggiornato delle centrali nucleari (NPPs) ci sono in Europa, con la relativa collocazione, diffuso dalla Commissione:

Ci sono 132 reattori operativi, in 14 Stati membri dell’Unione Europea:

• Belgio: 7 reattori (2 NPPs)

• Bulgaria: 2 reattori (1 NPP)

• Repubblica Ceca: 6 reattori (2 NPPs)

• Finlandia: 4 reattori (2 NPPs)

• Francia: 58 reattori (19 NPPs)

• Germania: 9 reattori (12 NPPs, 17 reattori, 8 sono stati fermata dopo Fukushima)

• Ungheria: 4 reattori (1 NPP)

• Olanda: 1 reattore (1 NPP)

• Romania: 2 reattori (1 NPP)

• Slovacchia: 4 reattori (2 NPPs)

• Slovenia: 1 reactor (1 NPP)

• Spagna: 8 reattori (6 NPPs)

• Svezia: 10 reattori (3 NPPs)

• Regno Unito: 16 reattori (10 NPPs)

• Lithuania: 2 reattori under decommissioning (1 NPP)

Quattro reattori in costruzione:

• Finlandia: 1

• Francia: 1

• Slovacchia: 2

Reattori pianificati:

• Bulgaria: 1

• Repubblica Ceca: 2

• Finlandia: 2

• Francia: 1

• Lituania: 1

• Olanda: 1

• Polonia: 2-3

• Romania: 2

• Regno Unito: 4

Nuclear safety

http://ec.europa.eu/avservices/video/player.cfm?ref=I079016&videolang=it&sitelang=en

Dal sito Internet http://www.greenme.it/abitare/eco-fai-da-te/10638-tarme-tarli-dei-mobili-rimedi

TARME E TARLI DEI MOBILI: 10 RIMEDI NATURALI

di Marta Albè

Tarli e tarme: come prevenire la loro comparsa in modo naturale? I tarli possono infestare i mobili in legno o attaccare gli alberi del frutteto. Le tarme sono in grado di rovinare gli abiti più delicati conservati negli armadi e nei cassetti.

Agli antitarme e agli antitarli comunemente in vendita possono essere sostituiti dei rimedi naturali completamente innocui per la salute e per l’ambiente.

Ve ne suggeriamo dieci.

1) Olio essenziale di cedro

L’olio essenziale di cedro giapponese (cryptomeria) è considerato un ottimo rimedio naturale contro i tarli. È possibile preparare una miscela composta da 10 ml di vodka, 5 ml d’acqua e 10 ml di olio essenziale di cedro giapponese. Questa miscela può essere applicata sui mobili con dei batuffoli di cotone. Nel caso di armadi o cassetti, è possibile lasciare i batuffoli al loro interno per prolungare l’effetto anti-tarlo.

2) Cannella

La cannella è un efficace rimedio naturale contro le tarme. Le classiche palline di naftalina possono essere sostituiti da stecche di cannella o da sacchetti contenenti della cannella in polvere. Ai sacchetti possono essere aggiunte altre spezie, come i chiodi di garofano, e delle foglie di alloro. Nei vostri armadi e nei vostri cassetti si sprigionerà un gradevole profumo.

3) Aglio

Se il problema dei tarli non riguarda i mobili, ma gli alberi del proprio frutteto, è possibile ricorrere all’aglio. L’aglio è un rimedio universale contro i parassiti dell’orto e del giardino. Per proteggere gli alberi dai tarli, che possono causarne la morte, si consiglia di piantare attorno al loro tronco dell’aglio.

4) Saponette alla lavanda

In sostituzione degli antitarme comunemente in vendita potrete utilizzare delle pastiglie di sapone fai-da-te all’olio essenziale di lavanda, a partire dagli avanzi delle vecchie saponetta. Sciogliete i vari pezzi di sapone a bagnomaria e versate il tutto in piccoli stampi, aggiungendo alcune gocce di olio essenziale di lavanda. Riponete le saponette, dopo che si saranno solidificate, in armadi e cassetti. Non dimenticate inoltre i classici sacchettini di fiori di lavanda, efficaci contro le tarme.

5) Olio essenziale di patchouli

Temete che le tarme possano rovinare gli abiti riposti in armadi e cassetti? Acquistate in erboristeria dell’olio essenziale di patchouli e versatene alcune gocce su cuscinetti imbottiti fai-da-te o su batuffoli di ovatta. Posizionateli nei punti critici dei mobili per ottenere un effetto antitarme naturale.

6) Antitarme naturale

Diffidate degli antitarme comunemente in vendita e rivolgetevi alla vostra erboristeria di fiducia o a un negozio di prodotti naturali per la casa. Esistono infatti in commercio delle alternative ecologiche agli antitarme convenzionale. Si tratta di prodotti a base di oli naturali di lavanda e di spezie indicati per proteggere gli abiti dai parassiti presenti nei mobili e nell’ambiente.

7) Chiodi di garofano

I chiodi di garofano, acquistabili nelle erboristerie o nei semplici supermercati, emanano un aroma sgradito alle tarme. Per questo motivo sono considerati un vero e proprio antitarme naturale, in grado di proteggere gli abiti da eventuali danni. Uno stratagemma utile consiste nel riporre una manciata di chiodi di garofano nelle tasche dei vestiti più delicati, come giacche e cappotti.

8) Bucce di agrumi

Ricordatevi di non gettare le bucce delle arance e dei limoni se siete alla ricerca di un antitarme naturale per i vostri armadi. Lasciate essiccare le loro bucce al sole in estate o sui termosifoni in inverno. Tagliatele a striscioline e preparate dei sacchetti in cui inserirle. Riponete i sacchetti negli armadi per profumarli e allontanare le tarme.

9) Ippocastano

Il blog Un po’ di mondo suggerisce di utilizzare i frutti dell’ippocastano come antitarme per gli armadi. È necessario tagliare in due i frutti dell’ippocastano e metterli in un sacchetto di cotone o di garza da riporre direttamente nei cassetti o nell’armadio. Oppure è possibile infilzare tutte le castagne d’India con ago e filo resistente e formare così una collana da appendere nell’armadio.

10) Legno di cipresso

Vi sono alcuni rimedi naturali contro i tarli risalenti ai tempi antichi, che sarebbe bene riscoprire. Per prevenire l’arrivo dei tarli nei mobili di legno venivano riposti all’interno di essi dei pezzetti di legno di cipresso levigati. Per trattare il legno in modo tale da proteggerlo dai tarli venivano impiegati olio di cedro e olio di zafferano.

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