Strategie per un pianeta sostenibile - Convegno all’Auditorium della Musica a Roma

Proprio quest’anno cade il 100° anniversario della nascita di Aurelio Peccei, fondatore e presidente del Club di Roma, la struttura internazionale che ha scatenato il dibattito mondiale sui limiti della crescita umana in un mondo dai limiti biofisici definiti. Il primo rapporto voluto dal Club fu il famosissimo “The Limits to Growth” che, ancora oggi costituisce un punto di riferimento ineludibile per chiunque si occupi dei problemi del nostro futuro. L’evento costituisce quindi uno straordinario appuntamento per fare il punto sulle migliori conoscenze che abbiamo sin qui acquisito sul funzionamento del nostro pianeta e sulla relazione tra specie umana e sistemi naturali, individuando e suggerendo le strade per un futuro sostenibile. Tra i grandi specialisti di fama internazionale che saranno presenti in questa occasione: Ralph Cicerone, presidente della National Academy of Sciences degli Stati Uniti ed illustre climatologo, Sir Martin Rees, presidente della Royal Society e astrofisico di fama internazionale, Kofi Annan, già segretario generale delle Nazioni Unite e premio Nobel per la Pace, Lester Brown, fondatore del Worldwatch Institute e presidente dell’Earth Policy Institute, Konrad Osterwalder, rettore dell’Università delle Nazioni Unite, Peter Raven direttore del Missouri Botanical Garden e già presidente dell’American Association for the Advancement of Sciences (AAAS), Joan Martinez-Alier, presidente dell’International Society for Ecological Economics e tanti altri.

Lunedì 16/06/2008
Sala Petrassi, ore 10
Martedì 17/06/2008
Sala Petrassi, ore 09.30

Organizzato da Club of Rome e Fondazione Aurelio Peccei con la collaborazione del
WWF Italia

Strategie per un pianeta sostenibile

Biglietti:
ingresso gratuito

Tutto il programma su
www.wwf.it
www.clubofrome.org
tel 0684497389

http://www.auditorium.com/eventi/4925309

GIORNATA EUROPEA DEL VENTO

E’ iniziato il Countdown per l’European Wind Day, la Giornata Europea del Vento, prevista per la giornata del 15 giugno. L’iniziativa organizzata dall’Ewea (European Wind Energy Association) e ripresa in Italia dall’Anev (associazione nazionale energia del vento), in collaborazione con l’Aper (Associazione Produttori di Energia Rinnovabile), prevede una serie di iniziative in tutta europa per la promozione dell’energia eolica….

link:

http://www.blogrisparmio.it/eolico/eventi-giornata-europea-del-vento.html

Rassegna stampa

Dal quotidiano gratuito Metro dell’11 giugno 2008

SE LA CASA È “ECO”

di Simonetta Rivelli

Inaugurata ieri “Atika”, prima demo-house mediterranea
a risparmio energetico. Alla base di questa casa c’è
infatti una vera e propria filosofia: migliorare la
qualità della vita in modo sostenibile attraverso
l’abbattimento dei consumi. Atika utilizza collettori
solari per coprire parte del fabbisogno per il
riscaldamento e per l’acqua calda mentre ottiene la
climatizzazione estiva grazie al sistema “Solar
Cooling” che sfrutta l’energia termica in eccesso
ottenuta dai collettori solari.
Inoltre, l’ottimizzazione della luce, la pendenza del
tetto, il dislocamento delle finestre e le schermature
interne ed esterne assicurano la migliore ventilazione
naturale possibile. A pochi metri dall’Auditorium,
Atika sarà aperta (ingresso libero) sino a fine luglio
dalle 10 alle 24.

Dal quotidiano gratuito Leggo dell’11 giugno 2008

SPARISCONO GLI SQUALI

Negli ultimi due secoli è scomparso il 97% degli
squali nel Mediterraneo con gravi conseguenze per la
catena alimentare. L’autore principale dello studio è
un italiano, Francesco Ferretti.

Dal quotidiano gratuito 24 Minuti dell’11 giugno 2008

DETERSIVI ALLA SPINA, QUATTRO NUOVI DISTRIBUTORI NEL
LAZIO

Continua lo sviluppo della rete di distribuzione di
detersivi alla spina, con flaconi e contenitori
riutilizzabili. Oggi alle 12 presso Leon di via
Scrivia a Latina, sarà inaugurato il primo punto di
distribuzione della provincia, mentre domani alle 12
sarà aperto il punto di distribuzione presso il
Superstore Sidis nel centro commerciale Gli Archi a
Cassino. Venerdì 13 giugno sarà la volta della
provincia di Roma con due inaugurazioni: la prima alle
12 nella Coop di Colleferro al 49° km della via
Casilina e alle 16 ad Auchan nel centro Commerciale
Porta di Roma. L’obiettivo dell’assessorato regionale
all’Ambiente è di portare in breve tempo il sistema di
distribuzione in tutte le province del Lazio.

Sparizione delle api e degrado ambientale - da Guarino Tufano

( Da Guarino Tufano - Dottore Agronomo )

Ennesimo caso di sparizione del corpo del delitto.
Nuove autorizzazioni d’uso dei neurotossici su cucurbitacee e salute degli alveari.
Dobbiamo sperare nel RIS di Parma per l’apertura di indagini?

Scrivo queste note per denunciare, guarda un po’ che caso, l’ennesimo fenomeno di strani spopolamenti degli alveari verificatisi tra settembre e ottobre 2007 nel mio allevamento d’api.
L’azienda è ubicata nel Comune di San Felice Circeo, nel triangolo d’oro compreso tra i Comuni di Sabaudia, Terracina e per l’appunto S. F. Circeo.
Una zona ad agricoltura intensiva, spiccatamente serricola con colture orticole ad alto reddito quali zucchino, cocomero, melone, pomodoro da mensa, melanzana, ecc… Fra queste hanno un notevole interesse apistico e sono molto visitate dalle api per il molto polline oltre che per il nettare le cucurbitacee: zucchino, cocomero e melone.
La mia attività è dedicata oltre alla produzione di miele e degli altri prodotti dell’alveare al servizio d’impollinazione da oltre un decennio, in coerenza con la vocazione del territorio in cui opero.
Le colture per cui effettuiamo il servizio di impollinazione sono: alcune frutticole susino e albicocco, orticole quali cocomero, melone, fragola e raramente peperone.
Da diversi anni a questa parte le morie di api a seguito di impollinazione erano solo un brutto, orribile, ricordo. Da 2-3 anni a questa parte, invece, si stanno verificando morie e spopolamenti di famiglie d’api in maniera subdola. In un primo momento ho sospettato che qualche agricoltore al quale fornivo le api per l’impollinazione, trovandosi in difficoltà con i prodotti ammessi nel disciplinare di lotta integrata della Regione Lazio (la stragrande maggioranza delle aziende agricole fanno parte di Cooperative che a loro volta fanno parte di O.P.), utilizzasse per il controllo di insetti patogeni il vecchio Metomil contro afidi e aleurodidi e qualche acaricida per contenere il ragnetto rosso, il ragnetto giallo e un altro insetto appartenente sempre alla famiglia degli acari ma non visibile ad occhio nudo dal nome di Eriofide introdotto da alcuni anni in Italia, importato su piante floreali, tutti molto pericolosi per le colture orticole sopra menzionate.
Da controlli, osservazioni e prove raccolte, ho preso atto che il Metomil è un insetticida molto puzzolente, e che quando sono presenti tracce di p.a. sulla pianta le api non bottinano, l’attività di volo delle famiglie si riduce e le, poche, bottinatrici cercano di volare al di fuori dalle serre. Anche nel caso il p.a. venga distribuito ben 10-15 giorni precedenti all’introduzione delle api nella serra, queste manifestano un attività di volo “svogliata”, non sono attratte dai fiori aperti con abbondante polline presente sulle antere. Devono trascorrere almeno 20–25 giorni dal trattamento prima le api si attivino al loro meglio. Nonostante l’attività ridotta si riscontra una leggera moria di api che è ben spiegabile dalla differenza tra le api e gli insetti patogeni, le api infatti sono molto più vulnerabili anche se esposte a quantità di p.a. residuali. Analoga osservazione, e danno relativamente limitato, ho avuto modo di constatarla a seguito di utilizzo di acaricidi sulle cucurbitacee quali cocomero melone e zucchino.
Stavo quindi seguendo una strada evidentemente erronea.
Fortunatamente oggi vari agricoltori, e in particolare coloro che utilizzano le api per l’impollinazione, hanno maturato una diversa sensibilità; controllano se queste non bottinano e quindi non impollinano le loro colture, e quindi ricercano e prediligono principi attivi “intelligenti”(o quantomeno, come le famose bombe in Irak; dichiarati tali) che hanno una lunghissima persistenza in ogni organo verde e non, delle colture agrarie.
E, in effetti, ho verificato che sul mercato si sono prospettate nuove offerte di tal tipo, avallate nella lista dei “nuovi” principi attivi ammessi nel Disciplinare di Lotta Integrata della Regione Lazio.
La novità o supposta tale ha il nome di una famiglia ad azione sistemica e particolarmente efficace: i Neonicotinoidi. E’ proprio l’avvento di questi p.a. che ha cambiato lo scenario operativo della mia azienda e non solo della mia. Quando all’inizio è stato posto in commercio l’Imidacloprid, circa 4 anni fa, veniva consigliato di somministrarlo in manichetta (fertirrigazione vicino alle radici) a piantina trapiantata da circa 10 giorni in modo che la giovane pianta l’assorba e lo traslochi in tutti gli organi della stessa, foglie, fusti, apici e abbozzi di fiori, in modo da essere attivo per molto più tempo. Ciò che già allora attrasse la mia attenzione fu che un prodotto dichiarato innocuo per le api, utilizzato a bassi dosaggi (75 – 100 ml/ 1000 mq), dopo circa 30 giorni dalla somministrazione desse luogo ad un evidente effetto sull’attività di bottinatura delle api. Le famigliole nelle serre manifestavano ridotta attività di volo, per almeno 10 giorni. E, in effetti, ricordo i litigi e le prime incomprensioni con i colleghi agricoltori quando, dopo che erano trascorsi i primi 10 giorni, le api iniziavano a bottinare e nel contempo a morire in serra.
Quando il principio attivo veniva somministrato, invece, per via fogliare utilizzando una dose di 50 – 75 ml/100 lt, 10–15 giorni prima di introdurre le api in serra, a coltura pronta per l’allegaggione cioè con abbondante fioritura maschile con polline maturo, altamente attrattivo per le api, con belle giornate di sole e calde, le api rimanevano “ferme” in arnia per 4 – 5 giorni e poi iniziavano a girare, la cosa strana era che loro non visitavano i fiori, ma si fermavano sulle foglie come se i fiori non fossero per loro interessanti. Fenomeno facilmente intuibile e spiegabile a loro serve acqua per termoregolare la temperatura interna ( in serra sovente la temperatura durante le ore più calde può superare i 45°C), l’acqua non potendola suggere col nettare presente nei nettari la prelevavano dalla guttazione fogliare. Prima che iniziassero a girare sui fiori ci voleva ancora un po’ di giorni.
Le api che preparo ad aprile per essere utilizzate in serra, debbono essere in uno stadio di sviluppo ottimale, covata opercolata su almeno due favi, un favo di covata disopercolata, un favo di miele maturo e uno di polline e nettare fresco, e ovviamente la regina. Sono solito lavorare in questo modo, non mi piace fare brutte figure.
Famigliole così composte e poste in serre prive di residui chimici pericolosi lavorano dal primo giorno d’introduzione, dopo solo 10 giorni le porto via (perché hanno oramai svolto bene il loro compito) e ancora in ottima salute. Famigliole di analoga forza portate in serre in cui sono stati eseguiti trattamenti a base di imidacloprid vedono api attive, anche se non in modo ottimale, dopo almeno 20 giorni.
Oltre all’Imidacloprid, oggi sono stati posti in commercio altri 3 agrofarmaci i cui p.a. esplicano azione citotropica; questi i principi attivi: Acetamiprid, Thiamethoxam, Thiacloprid e un quarto è lo Spinosad, dichiarato esplicitamente in etichetta tossico per le api.
L’effetto del crescente utilizzo di questo benedetto “Quartetto Killer” non si è fatto attendere sulle mie “api da impollinazione”. Infatti, quest’anno ad un controllo accurato degli alveari utilizzati per l’impollinazione, ho rilevato un’elevata moria di famiglie che non manifestavano alcuna patologia tipica apistica. Subito dopo la fioritura dell’Eucaliptus, che quest’anno si è protratta fino al 20-25 luglio, sono state controllate le famiglie, quelle deboli sono state rinforzate ed è stata sostituita la regina, alcune, ben poche, che mostravano presenza di patologie della covata sono state distrutte. Quindi a fine agosto abbiamo nutrito quelle famiglie che presentavano scarse o insufficienti scorte di miele e polline e iniziato i trattamenti antivarroa.
A fine settembre abbiamo dovuto constatare una prima grave moria di alveari, e solo di quelli provenienti dall’impollinazione. Arnie completamente vuote, senza api, uova, larve. Con uno strano e assolutamente inconsueto particolare: una notevole presenza di polline stivato nei favi.
Ad ottobre, e sempre tra le famiglie utilizzate per l’impollinazione e sopravissute, abbiamo verificato una nuova ondata dello stesso fenomeno con sintomatologia analoga. A seguito di attenti controlli posso escludere sia l’eccesso di varroa e sia la presenza fuori soglia di nosema. Qualcuno ovviamente sosterrà che potrebbe essere uno dei micidiali virus apistici la misteriosa causa. Probabilmente se li cercassimo ne troveremmo anche traccia ma tale “scienziato”mi dovrebbe anche spiegare e fornire una spiegazione documentata scientificamente della ragione per cui tali virus si svilupperebbero e moltiplicherebbero unicamente nelle famiglie che sono state in serra!
Nel breve spazio di soli 30 giorni, ho dovuto registrare una perdita di almeno il 25 – 30% delle famiglie d’api impiegate per l’impollinazione. Considerando un poco di mortalità fisiologica d’allevamento e un altro 2 -3% di mortalità “normale” che si verifica durante il servizio causata da errate pratiche colturali di apertura e chiusura delle serre, da qualche trattamento fungicida fatto con le api in attività di volo, debbo a fine 2007 registrare e denunciare una perdita di oltre il 35% delle famiglie d’api usate per l’impollinazione.
Ho quindi proseguito le mie private attività d’inchiesta tra i colleghi agricoltori della zona per arrivare a scoprire che l’imidacloprid è stato recentemente autorizzato anche sullo zucchino.
Anche questa “ipotesi investigativa” si è però verificata insufficiente a spiegare da sola l’insieme del fenomeno e più che altro il suo altalenante andamento. E’ vero infatti che una parte d’apiari dove si sono verificate queste strane perdite si trovano vicino a zone di produzione dello zucchino ma altre famigliole presenti in apiario, utilizzate anch’esse per l’impollinazione, erano vive e molto attive, ed anche le famiglie su 10 favi non utilizzate per l’impollinazione erano strapiene e anch’esse molto attive non avevano subito morie.
Quale può essere allora la causa? La spiegazione è forse da ricercare non in un solo e unico semplice e perverso meccanismo ma nel differente andamento di diverse e sottili variabili che possono variamente e subdolamente incidere sul delicato equilibrio di una animale tanto affascinante quanto complesso.
Secondo il mio parere d’apicoltore che conosce il comportamento delle api come conosce quello degli agricoltori, che ha sufficienti nozioni di fitoiatria (ho fatto consulenze ad azienda agricole e cooperative che usufruiscono dei contributi comunitari per le Organizzazioni di Produttori) le ipotesi sono di un diverso e nefasto effetto possibile di queste nuove molecole:
1. Questi principi attivi somministrati con modalità e a dosaggi diversi possono interferire sullo sviluppo delle api determinando avvelenamenti in forma acuta, d’altronde sono tossici per le api anche a dosaggi infinitesimali ( che possono poi essere ancor più probabili nel caso si utilizzi una dose doppia o associando un altro principio attivo, oppure utilizzando prodotti che amplificano gli effetti di accumulo all’interno degli organi della piante, nettari e antere), con conseguente: immediata mortalità di bottinatrici e di api di casa deputate a stivare il nettare e il polline.
2. Un fenomeno meno immediato, ma non per questo meno subdolamente micidiale, è quello dell’ Avvelenamento differito e/o Avvelenamenti cronico quando l’insetto stiva all’interno dei favi nettare e polline che contengono piccole quantità di p.a., e semmai di più p.a., senza un consumo immediato e significativo delle risorse stivate, per cui non si verifica una mortalità immediata. Quando in periodi di scarsa importazione, con prolungata siccità (come quest’anno), le api utilizzano miele in cui il principio attivo di uno o più prodotti si è concentrato con la disidratazione del nettare, associato all’alimentazione pollinica, caso mai anch’essa contaminata, si intaccano alcuni vitali meccanismi biologici dell’alveare, si riducono le difese immunitarie di un organismo assai complesso e articolato, le famiglie muoiono lentamente per poi collassare del tutto, subentra infine il saccheggio e vespe e calabroni terminano l’opera. Infatti nelle miei alveari tranne il polline stivato non ho trovato altro.
A tali evidenti e dilaganti fenomeni si può infine aggiungere l’uso da parte di alcuni agricoltori di prodotti usciti fuori produzione, al nero a basso costo, e quindi “invisibili” ai controlli (quantomeno a quelli cartacei), che provocano danni a noi apicoltori e all’ambiente circostante.
Quindi il problema è molto serio perché mentre, seppure con fatica e investimenti, le variazioni climatiche possono essere fronteggiate dall’apicoltore che con i suoi interventi, così come contro le parassitosi dell’alveare, provvede a curarle, a nutrirle con sciroppi adeguati e polline fresco congelato. Né d’altronde ho ragione di credere al tanto strombazzato così nefasto effetto dei campi elettromagnetici: da 15 anni ho un apiario vicino ad una cabina elettrica di molti Kilowat sotto a cavi dell’alta tensione e le api non sono mai morte e mai ho visto perturbazioni di sorta e tantomeno gli strani spopolamenti che invece oggi mi trovo a constatare negli apiari provenienti dalla zona delle serre.
Il fenomeno ha una sola ed evidente (meno per chi non vuole guardare) spiegazione: i nuovi pesticidi ad azione neurotossica e citotropica; utilizzati su moltissime colture con dosi e modalità diverse e aggiungo a volte utilizzati con estrema leggerezza da parte dell’agricoltore che esegue il trattamento ma anche da parte dell’agronomo che dovrebbe spiegare le modalità di distribuzione. Non dimentichiamo che sono dei medicinali ad elevato rischio e chi li usa dovrebbe essere a conoscenza dei danni che provoca un utilizzo non appropriato del prodotto.
Dobbiamo essere noi apicoltori, con le nostre sentinelle ambientali, a denunciare, puntualmente e subito, alle autorità competenti le morie e gli spopolamenti che si verificano durante la stagione produttiva. Propongo a tutte la Associazioni Apistiche di destinare parte delle risorse per l’apicoltura che provengono dal regolamento comunitario 797, o delle risorse regionali alle determinazioni analitiche (analisi multiresiduali su insetticidi e acaricidi) della presenza di p.a. sulle api e su quanto raccolgono e sulle specie di piante agricole su cui le api raccolgono nettare, polline e acqua.
Certamente da questo nuovo anno ridurrò al minimo l’attività d’impollinazione, e nei casi in cui si verificano morie di api in serra o campo aperto farò dei campionamenti non solo sulle api, ma anche sulla coltura su cui le api lavorano. Su prodotto fresco l’eventuale presenza di p.a. non viene, infatti, degradata rapidamente come sulle api.
Evitare il residuo di una molecola chimica sulle colture agricole, anche se di un solo milligrammo, è il traguardo, che gli apicoltori insieme alle associazioni dei consumatori, dovrebbero raggiungere. Oggi si dispone di tecniche agronomiche tali da poter raggiungere tale obiettivo. La Comunità Europea stanzia contributi a cooperative agricole perchè si impegnino a ridurre l’uso dei pesticidi e di concimi di sintesi, rimborsa l’assistenza tecnica di campagna. Tali contributi fanno parte integrante del reddito degli agricoltori i quali dovrebbero manifestare una maggiore cautela e una maggiore sensibilità sia verso la propria persona (perché questi prodotti possono essere pericolosi anche per la loro salute) sia verso i consumatori sia e soprattutto verso l’ambiente.
Chiudo con una frase di Robert van den Bosch che dice: “Di tutte le specie viventi sulla superficie del pianeta si può prevedere che la nostra sarà la prima a soccombere per non aver scoperto in tempo una via d’uscita al trabocchetto nel quale essa è caduta. Il mondo, invece, continuerà ad esistere e, con lui gli insetti, altro successo dell’evoluzione che, colmi di ironia, lucideranno coscienziosamente lo scheletro degli ultimi uomini che calpesteranno il suolo di questo pianeta.”

Guarino Tufano - La Casina delle Api, Borgo Montenero.

17 Maggio 2008: Manifestazione cittadina contro il caro-immondizia

INVITO alla presentazione del libro “La sfida del bruco”

“La sfida del bruco”

Quando l’economia sfida i limiti della biosfera

Franco Muzzio Editore

Incontro con

Andrea Masullo

Martedì 22 Aprile, ore 17.30

Biblioteca “Pier Lorenzo Florio”

WWF Italia

Via Po 25/c, Roma - Tel. 06.84497320/324

Andrea Masullo, ingegnere e ambientalista, è il Responsabile Scientifico Energia e Rifiuti del WWF Italia. E’ docente di Fondamenti di Economia Sostenibile presso l’Università di Camerino. Ha collaborato con diverse Amministrazioni Pubbliche; ha partecipato alla redazione del Piano Energetico e Ambientale della Regione Marche, al Piano di gestione dei rifiuti della Provincia di Siena, alla revisione del Piano Rifiuti del Comune di Roma, ed al Piano Energetico della Provincia di Roma. E’ stato direttore dell’Osservatorio per la Qualità Ambientale della Provincia di Roma, e consulente del Ministero dell’Ambiente in materia di rifiuti ed energia. In passato è stato inoltre consulente del Dipartimento per la protezione civile, progettando numerosi interventi di bonifica di aree contaminate. E’ autore di numerosi articoli e pubblicazioni;

fra le più recenti:
Brown L., Fundanga C., Lash J., Latouche S., Martinez-Alier J. Masullo A., Musu I., Wackernagl M., “Economia e Ambiente: la sfida del terzo millennio” EMI, Bologna, settembre 2005
“Energia Verde per un paese rinnovabile”, ed. Franco Muzzio, giugno 2007
“La sfida del bruco: quando l’economia supera i limiti della biosfera”, ed. Franco Muzzio, Febbraio 2008

Lettera aperta WWF-Lazio al Prefetto di Latina sui rifiuti

Roma, 14 aprile 2008
Al Prefetto di Latina
Dott. Bruno Frattasi
E p.c.
Organi di stampa
LETTERA APERTA
Oggetto: la Gestione del Ciclo dei Rifiuti
Gent.mo dr Frattasi,
come Lei ben sa, la soluzione della questione rifiuti sta diventando impellente e non solo sotto la pressione psicologica del caso Campania.
Su tutto il territorio nazionale c’è un fermento di iniziative volte ad allontanare l’emergenza con l’avvio di pratiche virtuose di gestione dei rifiuti e non soltanto di mero smaltimento.
Nella provincia di Latina il dibattito eterno tra le forze politiche oscilla tra il no ed il sì ad un impianto di incenerimento e quasi mai affronta l’intero ciclo di gestione che Direttive europee e leggi nazionali scandiscono in fasi precise e inequivocabili:
1. Prevenzione in senso “quantitativo” e “qualitativo”.
2. Recupero dei materiali con preferenza al riutilizzo
3. Smaltimento con recupero energetico.
4. Smaltimento in discarica.
Il recupero dei materiali, ovviamente, presuppone la raccolta differenziata dei rifiuti, che se
ci fossero ancora dubbi sulla modalità di effettuazione, stradale o domiciliare, il d. l.vo n.4/2008 non lascia scelta quando fissa addirittura le tipologie dei contenitori utilizzabili.
Per questo decreto, la raccolta differenziata è “la raccolta idonea a raggruppare i rifiuti urbani in frazioni merceologiche omogenee compresa la frazione organica umida, destinate al riutilizzo, al riciclo ed al recupero di materia. La frazione organica umida è raccolta separatamente o con contenitori a svuotamento riutilizzabili o con sacchetti biodegradabili certificati”.

Nella provincia di Latina ci sono Comuni, definiti virtuosi per una sorta di enfasi, ma che di
fatto realizzano quanto stabilito dalle norme, che da tempo sono passati alla raccolta differenziata porta a porta con risultati in linea con il succitato decreto che stabilisce al 31 dicembre 2008 il target del 45% di differenziazione.
Altri, però, e sono i più grandi, ancora insistono con la raccolta stradale facendo raggiungere all’intera provincia un livello di differenziazione di poco superiore al 10%; così, delle 330.000 tonnellate di RSU prodotte nel 2006 (fonte APAT -Rapporto Rifiuti 2007) circa 300.000 hanno preso la strada di Borgo Montello.
L’ Amministrazione Provinciale ci mette del suo quando emette, da anni ormai, bandi per la raccolta differenziata fissando risibili livelli minimi per accedere ai fondi pubblici (quest’anno il 12%, quando dovremmo aver raggiunto dal marzo 2003 il 35%). Inoltre, non aiuta i Comuni predisponendo gli impianti di filiera, primo fra tutti quelli di compostaggio. In provincia di Latina sono rarissimi questi impianti e Lei conosce le vicende della SEP di Pontinia, la cui chiusura legittimamente richiesta dai cittadini perché si metta a norma, ha reso difficile la gestione dell’organico raccolto separatamente dai comuni virtuosi. Stanno meglio in questo contesto i comuni che possono conferire tali rifiuti nell’impianto AMA di Maccarese nel comune di Fiumicino.
Come si può dedurre dalla stampa, però, per gli amministratori pontini il problema non sta nel mancato rispetto delle norme comunitarie e nazionali, ma nella chiusura del ciclo con l’impianto di incenerimento. Parlano continuamente di emergenza rifiuti, utilizzano il caso Campania come clava, e pretendono di uscirne attraverso un impianto che entrerebbe in esercizio fra 3/5 anni.
Delle due l’una, o l’emergenza non c’è o la strada indicata ci porterà all’emergenza.
Diversamente, la raccolta domiciliare ben organizzata e dopo una capillare comunicazione riduce, come è avvenuto ovunque sia stata realizzata in Italia, in pochissimi mesi la quantità di indifferenziato e se su questo si applicano trattamenti meccanico-biologici la minima massa di residuo sarà completamente inerte.
Il “non agire” secondo le norme ha creato l’emergenza in Campania e soltanto così verrà prodotta nella provincia di Latina. Il “non agire” significa non avviare politiche di riduzione della produzione dei rifiuti e di riuso degli oggetti post consumo, non passare in tempi brevi alla raccolta domiciliare, non favorire la costruzione di impianti di compostaggio.
Quando saremo nell’emergenza e l’eventuale progettazione di un inutile inceneritore mobiliterà oltretutto comitati di cittadini in difesa della propria salute e dell’economia del territorio, a chi daremo la responsabilità?

Distinti saluti
Raniero Maggini
Presidente Sezione Lazio

Questione Rifiuti: Assemblea del 17/04/2008 ore 20.30

Dopo la pausa dovuta al periodo Pasquale e all’evento elettorale, è stata fissata per giovedì 17 Aprile 2008 alle ore 20.30 presso la sede dell’Ascom di Terracina un incontro di tutte le associazioni.

In questa riunione si esamineranno le azioni da mettere in atto, riguardanti i punti emersi dai nostri precedente incontri e cioè:

1.    Campagna di informazione ai cittadini per le inadempienze dell’amministrazione Comunale.

2.    Una protesta attiva.

3.    Eventuale azione legale.

Visto l’importanza dei temi trattati, richiediamo la presenza di tutti per cominciare quanto prima le azioni concordate.

Cordiali Saluti a tutti

Per il Coordinamento Cittadino

Sergio Gianforchetti

Terracina 12/04/2008

Domenica 27 Aprile 2008

clicca-qui-per-visualizzare-il-programmaDomenica 27 Aprile 2008

nella sala del Teatro Parrocchiale di Borgo Montenero

Piazza IV Ottobre - 04017 San Felice Circeo (LT) il convegno:

Sostenibilità dello sviluppo

Idee, concetti e stili di vita per uno sviluppo capace di futuro

COMUNICATO STAMPA Coordinamento Cittadino Rifiuti

COMUNICATO STAMPA

Nel consiglio comunale del 3 aprile u.s., la maggioranza non ha voluto aprire un dibattito sulla mozione presentata dall’opposizione riguardante la Questione Rifiuti.
Il sindaco intervenendo ha promesso che entro 10 giorni convocherà un consiglio comunale straordinario apposito, dove si discuterà del piano della Raccolta Differenziata Porta a Porta che l’amministrazione comunale ha commissionato al tecnico Santoro.
Siamo preoccupati per due motivi.
Il primo è dovuto al fatto che la maggioranza non ha voluto il dibattito sulla mozione presentata dall’opposizione, quindi non si sono discussi i punti che ormai portiamo avanti da troppo tempo e sono per noi di estrema importanza:

1. Rispetto del capitolato d’appalto sottoscritto con Terracina Ambiente, espletando la Raccolta Differenziata Porta a Porta sul centro storico alto e nel resto del territorio come previsto dallo stesso .

2. Attivazione dell’impianto di compostaggio Le Morelle.

3. Lotta all’evasione TARSU tesa a far emergere quel 40% riconosciuta anche dall’Amministrazione.

4. Il ritiro della delibera di Giunta comunale per ulteriore aggravio del 20% della TARSU (anno 2008), che ricadrebbe ancora una volta su chi già paga, situazione non più sostenibile per cittadini.

5. Applicazione delle penali contemplate nel contratto, alla Società Terracina Ambiente spa, per il mancato inizio della Raccolta Differenziata previste nella misura che va da 250,00 a 2.500,00 Euro.

Il secondo motivo per cui siamo preoccupati consiste nel fatto che nel prossimo consiglio comunale all’ordine del giorno (come ha dichiarato il sindaco nel consiglio comunale del 03/04) si dibatterà solo del piano che il tecnico ha portato a termine e comunque con un ritardo di circa un mese.
Della mozione del 3 aprile e quindi dei punti sopra esposti non verranno trattati?
Chiediamo fermamente che i suddetti punti vengano messi all’ordine del giorno, che si apra una serena e ampia discussione tra tutti i componenti del consiglio comunale e sia finalmente intrapresa una strada virtuosa per il bene di tutta la cittadinanza.

Per il Coordinamento Cittadino
Sergio Gianforchetti

Terracina 05/04/2008